L’angolo di Michele Anselmi
Diciamo che non è proprio lo stesso verde. Pedro Almodóvar, intervistato da Stefania Ulivi per “La Lettura”, confessa di aver rivisto parecchi western perché voleva “qualcosa di molto colorato” per uno dei due protagonisti di “Strange Way of Life”. L’avrebbe trovato nel classico di Anthony Mann “Là dove scende il fiume”. Ma, a occhio, si nota una certa differenza tra la tonalità di verde del giubbetto indossato da James Stewart e quella, ben più squillante, della giacchetta con la quale si appalesa a cavallo Pedro Pascal nell’incipit del breve film (l’ha pensata lo stilista e coproduttore Anthony Vaccarello).
“Strange Way of Life”, dopo l’anteprima mondiale a Cannes 2023, arriva giovedì 21 settembre nei cinema italiani con Teodora Film e poi si potrà vedere in streaming su Mubi. Naturalmente ha ragione il regista spagnolo quando spiega di essere “stato fedele a come il cinema ha raccontato quell’epoca, non alla realtà storica”; e del resto il western è da sempre un contenitore suggestivo capace di raccogliere le più diverse suggestioni, anche di metaforizzarle in una chiave di realismo estremo, epico. Però…
Il cinefilo Almodóvar inzeppa di citazioni questi trenta minuti scarsi (inclusi i lunghi titoli di coda) e non è il caso di rintracciare a uno a uno i riferimenti, tra i quali certe atmosfere mélo alla Douglas Sirk mischiate ai paesaggi della brulla Almeria usata da Sergio Leone per i suoi spaghetti-western.
“I segreti di Brokeback Mountain” nulla c’entra con “Strange Way of Life”, non solo perché nel film di Ang Lee i due omosessuali erano giovani pastori di pecore, mentre qui sono pistoleri. Sulla base di un copione striminzito, il regista immagina che nel villaggio di Bitter Creek, siamo attorno a fine Ottocento, il ranchero messicano Silva reincontri l’amico Jake, nel frattempo diventato sceriffo. I due avventurieri si amarono intensamente, per due mesi, venticinque anni prima, giù verso il confine col Messico, poi tornarono nei ranghi etero.
Adesso, un po’ invecchiati e sospettosi, Silva e Jake sono al punto di partenza. Finiranno di nuovo a letto insieme? E quell’incontro è davvero solo frutto di nostalgia e ricordi?
Pedro Pascal ed Ethan Hawke incarnano i due personaggi, lasciando che il gioco degli sguardi e la legge del desiderio riaccendano la tensione erotica, sia pure tenuta a bada, non più sfrenata, magari un po’ senile. Almodóvar sembra parlare di sé, dividendosi tra i due, ma è chiaro che “Strange Way of Life” si propone come un divertissement, a partire dal titolo preso dal fado “Estranha forma de vida”, nella versione di Caetano Veloso, che echeggia nelle prime sequenze.
“È il nostro destino, non possiamo sottrarci”: la frase forse riassume il senso della faccenda, come se Almodóvar invitasse a vivere senza voltare le spalle a sé stessi, accettando quel che è stato e quel che sarà. Ma, un po’ come succedeva nel precedente mediometraggio “The Human Voice” con Tilda Swinton, si ha la sensazione che l’esercizio di stile raffreddi la sostanza del racconto, tanto più in questo breve western gay che vorrebbe essere struggente e invece pencola a tratti verso il ridicolo mascherato.
PS. Proprio ieri sera ho rivisto in tv Ethan Hawke nel remake del classico “I magnifici sette” con Denzel Washington. Vestito e pettinato quasi allo stesso modo, con tanto di pizzo. Non fatemi dire di più.
Michele Anselmi