Coeur d’Alene, un agente dell’FBI e un gruppo di estremisti di destra. È questo l’incipit da cui parte il film del 2024 di Justin Kurzel, ispirato all’organizzazione, da cui il film prende il nome, attiva negli Stati Uniti nel corso degli anni Ottanta.
La tranquilla routine di provincia di questa cittadina dell’Idaho viene improvvisamente spezzata da una serie di rapine violente che colpiscono banche, sex shop e furgoni portavalori. Questi episodi, apparentemente slegati tra loro, diventano il centro dell’azione per Terry Husk, un agente federale segnato dal passato dopo aver partecipato alle indagini riguardanti il Ku Klux Klan e Cosa Nostra.
Husk, interpretato da Jude Law, è l’unico capace di scorgere un filo conduttore tra i crimini, aiutato inizialmente solo da un agente locale deciso a non ignorare la realtà dei fatti.
Le tracce portano rapidamente a una minaccia ben più strutturata della delinquenza comune: una rete di banconote false e l’ombra dell’Aryan Nations, una setta di suprematisti bianchi. Husk comprende che l’escalation violenta non è casuale, ma ricalca pedissequamente i capitoli di “The Turner Diaries”, un romanzo che funge da vero e proprio manuale operativo per l’estrema destra neonazista americana. Quello che sembrava un semplice caso criminale si rivela essere un piano insurrezionale di vasta scala, mirato a destabilizzare la democrazia attraverso atti terroristici mirati, inclusa la pianificazione dell’omicidio del conduttore radiofonico Alan Berg.
Le indagini si stringono attorno a un gruppo neonato e spietato denominato “The Order”, guidato dal carismatico Robert Mathews, interpretato da Nicholas Hoult. Mathews viene rappresentato come un leader dai modi decisi, capace di mostrare solidarietà verso i propri compagni e amore verso la moglie e l’amante, ma pronto a esercitare una ferocia assoluta nel perseguire i propri ideali ideologici.
Se da una parte Husk incarna il prototipo dell’investigatore ostinato, affiancato da una superiore collaborativa e da un giovane agente in cerca di giustizia, dall’altra Mathews rappresenta la minaccia ideologica più pura e pericolosa.
La pellicola non si limita a una semplice esposizione dei fatti, ma cerca un dialogo costante con il presente, interrogandosi sui rischi e sulle derive della destra radicale americana contemporanea.
“The Order” si rivela così un film capace di riflettere sulle radici della violenza politica e sulla fragilità della democrazia attraverso una struttura narrativa lineare e che si impegna a raccontare il passato per analizzare i pericoli del mondo attuale.

Clara Chiusuri