Il Bif&st di Michele Anselmi | 7
La figura di Nichi Vendola continua ad aleggiare sul Bif&st, qui a Bari. Carismatico presidente della Regione per due mandati di seguito ma di recente clamorosamente sconfitto alle elezioni locali benché sicuro di farsi eleggere consigliere regionale, l’ex leader di Sel è stato affettuosamente ricordato dal produttore barese Domenico Procacci nel corso della serata di ieri sera, al Petruzzelli. Salito sul palco per
ritirare il premio “Arte del Cinema”, sabato scorso era toccato a sua moglie Kasia Smutniak, il titolare della Fandango ha ricordato le intuizioni e la sagacia di Vendola in fatto di politiche culturali e rinascita del territorio; subito dopo, diplomaticamente, ha aggiunto i cognomi di Michele Emiliano, Antonio Decaro e Vito Leccese, ai quali consiglia di aggiungere, d’ora in poi, quello di Oscar Iarussi, attuale direttore del Bif&st. In effetti Iarussi ha idee chiare su che cosa fare di questo festival, insomma su come rinnovarlo, prendendo via le distanze dalla formula che fu cara all’inventore Felice Laudadio.
Bisogna dire che Procacci è stato spiritoso. «Sono di casa qui a Bari. E credo anche di sapere perché m’è stato dato questo premio. Una vita fa, per l’esame di maturità, passai la traduzione di greco al mio amico Oscar Iarussi. E quindi…». Poi, facendosi serio, ha spiegato: «Ho lasciato Bari 45 anni fa, non mi piaceva più questa città, era impossibile fare cinema da qui. Da lontano ho cominciato a volere bene a Bari, vedendola cambiare: ora è più bella, più colta, più pulita, anche meno violenta». Applausi scroscianti del pubblico, che in mattina era accorso numeroso a vedere (rivedere?) “La stazione”, il primo film prodotto da Procacci, con Margherita Buy, presente in sala, e Sergio Rubini.
Prima di Procacci era salita sul palco, per ricevere lo stesso premio, anche Francesca Archibugi, che ha portato qui a Bari il suo “Illusione”, film pronto da mesi, già presentato alla Festa di Roma, la cui uscita è prevista per maggio.
Subito dopo è partito il film della serata, il francese “Partir un jour” di Amélie Bonnin, che sarà distribuito nelle sale italiane proprio da Fandango col titolo “Allora balliamo”. Temevo un fuggi-fuggi generale a causa della partita, invece no: quasi tutti sono rimasti e hanno fatto bene, infine calorosamente applaudendo.
Perché “Allora balliamo” è un film sensibile, anche audace, di quelli che nessun produttore italiano mai finanzierebbe. Infatti è una specie di musical, dove gli attori all’improvviso si mettono a cantare per poi tornare a parlare e poi ricantare. Genere rischioso, ma Bonnin, che ha spedito un saluto in video, sa gestire il tutto con mano sicura e senso dello spettacolo, dentro una chiave realistica, trovando in Juliette Armanet una protagonista perfetta.
La storia in poche parole? L’apprezzata chef quarantenne Cécile sta per coronare il suo sogno: aprire un ristorante di gran qualità insieme al fidanzato. Ma s’è appena scoperta incinta, e non ci voleva; come se non bastasse, le arriva la notizia che il padre ha avuto un nuovo infarto. Così parte controvoglia alla volta della campagna, dove i suoi genitori gestiscono una trattoria per camionisti, “L’escale” ovvero “Lo scalo”.
Un classico: approdata in città per lasciare quel mondo di provincia, Cécile fa pace un po’ alla volta con quel suo pezzo di vita messo da parte per anni, incontra un suo lontano fidanzato che forse le piace ancora e intanto deve capire che cosa fare della gravidanza. «Partir un jour, sans retour» recita il primo verso della canzone che dà il titolo al film, lanciata nel 1996 dal trio francese 2Be3 (tutte le canzoni, non originali, sono state riarrangiate per l’occasione). Ma qui, nel bell’epilogo “aperto”, assume un significato più intenso, esistenziale.
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Canta bene Juliette Armanet, una di quelle attrici dal volto e dal corpo normali, insomma senza ritocchi plastici e make-up pesante, che il cinema francese usa volentieri. Ma, ad essere sinceri, canta bene nella vita anche Tecla Insolia, 22 anni, radici siciliane ma cresciuta a Piombino, ieri protagonista del terzo e ultimo incontro della serie “Il segreto dell’attrice” pilotata da Piera Detassis (prima di lei Maria Chiara
Giannetta e Anna Ferzetti). Lanciata dalla miniserie “L’arte della gioia” per il ruolo di Modesta e subito premiata con un David di Donatello, Insolia viene infatti dalla musica, arrivò pure seconda a “Sanremo Giovani”, ma è la recitazione, frequentata sin dai suoi quindici anni, ad averla ormai totalmente assorbita. Film come “Familia”, “Amata”, “L’albero” e “Primavera” le hanno presto assicurato un posto al sole nel cinema italiano, e tuttavia, nonostante la verde età, non sembra aver perso la testa. Parla con cognizione di causa, si mostra più matura dei suoi anni, senza apparire seriosa o meditabonda. Scandisce: «Nulla mi è stato regalato, non debbo nulla a nessuno. Ma sono stata fortunata nei miei incontri. Il segreto di questo mestiere, se c’è, sta tutto negli altri, intendo nel lavorare in sintonia con gli altri, mettendo da parte ogni ego».
Non che sia stato facile ottenere quel ruolo cruciale per “L’arte della gioia”. Racconta: «I produttori volevano per Modesta un’attrice più formosa, più donna, esteticamente più bella, dicevano che il personaggio utilizza il corpo e la sessualità con disinvoltura». Lì per lì Insolia ci rimase male, anche se confessa: «Non c’è niente di canonico in me, lo so, però ci si può lavorare sopra». Risultato? Passò un’estate d’inferno, sospesa, ma alla fine Valeria Golino, che sin dall’inizio l’aveva notata, prese lei, e mai scelta fu migliore.
Pur essendo sensibile ai temi sociali e dei diritti civili, premette: «Non mando messaggi politici diretti. Il cinema serve a far sentire le persone, gli spettatori, rappresentati»; insomma niente proclami, video e appelli, anche se ogni tanto ha preso posizione. Reputa “8 ½” di Fellini «il film più bello della storia del cinema», si dice «femminista, non è mica un insulto», teorizza in merito alla sua giovanissima età: «Ho nostalgia per i tempi che non ho vissuto». Fidatevi: è un’attrice, brava, che farà strada.
Michele Anselmi