14 anni fa ad Atlanta, in Georgia, nasce Makayla una bambina affetta da autismo ed essenzialmente non verbale. Grazie all’utilizzo di una tabella alfabetica, la ragazza riesce tuttavia ad esprimere i suoi pensieri, che vengono letti da una doppiatrice e raccolti all’interno del documentario. Makayla ha due fratelli, la mamma e il papà e nessuno di loro ha mai sentito la sua voce né ha mai avuto l’opportunità di sapere cosa pensasse la giovane ragazza. Un cromosoma parzialmente mancante è la causa del dolore dei suoi genitori che vivono da ormai 14 anni la straziante consapevolezza di sapere che la propria figlia abbia molti pensieri su se stessa, sulla vita e sul mondo ma non sappia come comunicarli. Attraverso la voce della doppiatrice si comprende la lucidità di Makayla rispetto alla sua condizione e specialmente rispetto alla particolarità di certe sue reazioni: “mi metto a correre quando corpo e mente si separano, è impossibile smettere e mi sembra di impazzire, ho bisogno di aiuto quando succede”. Questo documentario apre una finestra sulla mente e sull’anima di Makayla e offre la possibilità di entrare nel suo mondo, sicuramente diverso da quello di un neurotipico, e, proprio per questo, curioso ed interessante. Un susseguirsi di parole intense, pensieri profondi che vogliono superare i classici stereotipi sull’autismo: si parla di una mente che rispecchia l’anima in modo cosmico, vede i colori nel suono, la musica nel vento, ciò che gli altri non possono vedere. La verità, l’onestà, l’amore sono colori che circondano il cuore e la protagonista riesce direttamente a vederli. “La voce di Makayla: una lettera al mondo” racconta l’importanza della comunicazione tra esseri umani, seppur con mezzi diversi da quelli canonici, e le, spesso sconosciute e sottovalutate, capacità emotive e cognitive di una persona affetta da autismo. Il documentario invita quindi ad approcciare con mente aperta ad una realtà superficialmente conosciuta da tempo, così da poterne apprezzare ogni sfaccettatura. Il concetto chiave espresso all’interno del cortometraggio è un invito a non escludere o allontanare chi è diverso da noi solo perché costruirvi un rapporto si dimostra più difficile e, per questo, spaventoso. La chiave è approcciarsi con una mente aperta a mondi nuovi con l’obiettivo di trovare gli strumenti più adatti per costruire un rapporto autentico. Disponibile su Netflix

Elena Leone