L’angolo di Michele Anselmi
La settima e ultima puntata della seconda stagione di “1923”, un’altra delle serie all’indietro nel tempo figliata da “Yellowstone”, mantiene quel che promette (è su Paramount+). Dura due ore, eccezionalmente, e chiude in modo degno la romanzesca vicenda tardo-western scritta da Taylor Sheridan e diretta da Ben Richardson. C’è naturalmente la resa dei conti da tutti attesa, ma anche parecchio altro, un po’ alla maniera di un film-feuilleton che ho sempre molto amato, “Vento di passioni” di Edward Zwick, 1994, benché dai critici sia stato spesso irriso e sottovalutato, ridotto al rango di “polpettone”.
Finalmente Spencer Dutton, l’eroe della Prima guerra mondiale che s’era perso in Africa a cacciare leoni, torna nel Montana, in una sorta di anabasi, per dare una mano al vecchio zio Jacob e all’indomita moglie Cara, nella speranza di rivedere prima o poi la moglie inglese Alexandra; e intanto varie sottostorie s’intrecciano nella puntatona, a partire da quella dell’indiana Teonna, che uccise per ribellarsi alle perverse scuole dei preti e delle suore. Sheridan molto ama le storie legate ai nativi americani, sin dai tempi del suo notevole film “I segreti di Wind River”, come se lui, bianco, cowboy e texano, sentisse di dover pagare un tributo morale al quel fiero popolo delle praterie sottomesso e infine distrutto dall’Unione nel corso di molti decenni.
Non racconterò certo che cosa succede in questo denso capitolo finale, ma posso dire che l’epilogo è autentico, compiuto, nel senso che non è previsto, per fortuna, un ulteriore rilancio. Nel gelo del Montana, in quell’inverno infernale che scollina nel 1924 e avvelena le esistenze di uomini e donne, i progenitori del ranchero John Dutton che fu incarnato da Kevin Costner in “Yellowstone” fanno quello che bisogna fare per salvare la loro fattoria dagli appetiti di un losco e sadico capitalista britannico. Lo showdown, per dirla all’americana, sarà piuttosto esplosivo.
Tra frasi come «Vale la pena di lottare per ciò che vale la pena di avere» e «Con questo fucile non si spara tra i muri, si spara attraverso i muri» (trattasi del micidiale “Holland & Holland Double Rifle” usato da Spencer per uccidere i leoni), la miniserie approda nel finalissimo a una dimensione quasi onirica, la puntata si chiama non a caso “Un sogno e un ricordo”, e se vi chiedete a chi appartiene la voce narrante, be’ la trovata sta nell’assegnarla a Elsa Dutton, la defunta sorella di Spencer che fu protagonista di “1883”.
Harrison Ford, Helen Mirren, Brandon Sklenar, Julie Schlaepfer, Amina Nieves e Jennifer Carpenter sono naturalmente i buoni, mentre l’inglese Timothy Dalton, che fu solo due volte 007 prima di essere licenziato, dev’essersi divertito non poco a incarnare il bieco e vizioso affarista Whitfield, l’uomo che intravvede anzitempo lo sviluppo turistico del Montana ai danni dei proprietari terrieri. Ho un unico appunto estetico da fare: tutti, come purtroppo succede nelle serie americane, hanno i denti troppo bianchi, anche se fanno i vaccari e indossano abiti luridi. Naturalmente raccomando la versione in inglese con i sottotitoli.
Michele Anselmi