La Mostra di Michele Anselmi per Cinemonitor | 1
Quando scrivevo sui giornali di carta il pezzo della vigilia era una discreta rottura, anzi un piccolo incubo. Non c’erano film di cui parlare e interviste vere da fare, bisognava sperare in qualche polemica nata al volo, dal sen fuggita. Al massimo si poteva fare del colore locale. Tipo: gli arredi esterni della Mostra, i leoni di legno, gli operai al lavoro per finire il cantiere, le autorità politiche e istituzionali attese al Lido, il mugugno del sindaco Cacciari, i costi lievitati di alberghi e ristoranti, le storie dei film cercando un filo rosso che non c’è mai, le feste di Armani e compagnia bella, il rischio di manifestazioni e proteste, l’abito e il look della madrina…
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A proposito della madrina. Tramite Valerio Cappelli che l’ha intervistata per un pagina intera sul “Corriere della Sera”, l’attrice sarda Caterina Murino, qualcuno la ricorderà in un film di 007 con Daniel Craig nella quale presto moriva, fa sapere quanto segue: “Mi piacerebbe che in futuro la madrina possa partecipare alla scelta dei film. Sennò sei solo una presentatrice. L’ho detto al direttore Alberto Barbera”.
Be’, c’è da riflettere. Eppure la madrina è esattamente una presentatrice: ovvero un’attrice di qualche notorietà, se possibile carina e poliglotta, che presenta le cerimonie d’apertura e di chiusura riprese in diretta dalla Rai Movie. Mai che nessuna sappia stare al proprio posto, accettando l’ingaggio per quello che è. Tutte vogliono fare discorsi profondi sulla Settima arte, sottrarsi alla tirannia dei testi scritti da altri, toccare il cuore di spettatori e telespettatori, quasi a dire: “Sono qui perché mi hanno chiamata, mi vedete in ghingheri, ma io sono un’attrice vera”.
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Murino a parte, è per me dunque un sollievo non dovermi più sbattere per redigere un articolo che possa reggere un titolo d’apertura su una pagina degli Spettacoli. Magari evitando quella che un tempo reputavo la massima iattura: la Mostra dalla A alla Z, cioè le prime cose che vengono testa partendo dalle lettere dell’alfabeto (si fa anche in chiusura).
In fondo, tanto più se mancheranno i divi hollywoodiani trattenuti a casa dallo sciopero che va avanti da settimane, dovrebbero essere i film le vere star della Mostra. Non sempre succede. Debbono prendere un premio alla fine o uscire a tamburo battente nelle sale approfittando della visibilità al Lido e delle recensioni positive.
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So che sembra un vezzo. Ma la Mostra è faticosa davvero se la segui da giornalista e non da cinefilo e filmofago. Dura undici giorni, le proiezioni cominciano alle 8.30 del mattino, il metabolismo va subito a farsi fottere (le farmacie sono prese d’assalto alla voce “lassativi”), dopo il terzo quarto film quotidiano hai solo voglia di andare a cena con qualcuno o qualcuna, preferibilmente parlando d’altro, non dei medesimi film appena visti. Ma si finisce sempre lì, purtroppo.
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Sarà curioso scoprire, essendo in scadenza di mandato il presidente della Biennale Roberto Cicutto, se il ministro Gennaro Sangiuliano, domani sera atteso qui al Lido in rappresentanza del governo Meloni, confermerà l’incarico o sceglierà “un intellettuale d’area”. A occhio Cicutto, persona gentile e di lunga esperienza istituzionale, potrà salutare con un sorriso, sapendo che il titolare della Cultura ha già pronto un sostituto. E speriamo che sia presentabile, equilibrato, anche capace di maneggiare soldi e sponsor.
Quanto ad Alberto Barbera, direttore della Mostra per quindici volte, ha ancora a disposizione l’edizione del 2024, sempre che il nuovo presidente, quando s’insedierà con l’anno nuovo a Ca’ Giustinian, non decida di confermarlo per un altro quadriennio. Decisione non facile: in tanti a destra spingono per ricoprire quel ruolo, ma certo Barbera ha dimostrato di sapersi muovere con abilità e saggezza (prenotazioni digitale di VivaTicket a parte).
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Informazione utile: il Covid è tutt’altro che scomparso, è solo sottotraccia. Ieri un farmacista mi ha detto che solo in poche ore dieci tamponi avevano dato esito positivo. E Roma è ancora svuotata. Per questo io ho comprato quattro mascherino Ffp2 e consiglio a tutti di fare altrettanto: le sale della Mostra saranno strapiene, quindi meglio evitare, vedendo film per ore di seguito, di beccarsi il maledetto virus.
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Ci si risente domani con i primi titoli in programma. Si parte con “Comandante” di Edoardo De Angelis, starring Pierfrancesco Favino nella divisa del mitico capitano di corvetta Salvatore Tòdaro, protagonista nel 1940, in qualità di comandante di un sommergibile della Regia Marina, di un gesto di umanità, s’intende esecrato dai nazisti, nei confronti di ventisei marinai belgi destinati a morte sicura dopo l’affondamento della loro nave. Per la patriottica occasione è arrivato in laguna un sottomarino militare, il “Romeo Romei”, che sarà pure visitabile da chi vorrà.
In realtà la Mostra numero 80 doveva essere inaugurata da “Challengers” di Luca Guadagnino, ma, come saprete, i produttori ci hanno ripensato a causa dello sciopero a Hollywood e quindi il film italiano, già preso per il concorso insieme ad altri cinque tricolori, è stato promosso.
Michele Anselmi