L’angolo di Michele Anselmi
Confesso: mi diverte il ciclo “The Equalizer”, originato dalla serie tv degli anni Ottanta “Un giustiziere a New York”, con Edward Woodward protagonista, di recente declinata anche al femminile su Sky. Ma certo Denzel Washington, sin dal 2014, resta il miglior interprete nei panni del “giustiziere” in questione, tal Robert McCall, l’ex killer della Cia ogni volta richiamato all’antico mestiere a causa degli eventi che gli succedono attorno (non sopporta le ingiustizie e chi minaccia i suoi amici). Il terzo episodio, sempre diretto da Antoine Fuqua, si svolge in Italia, sulla Costiera amalfitana, a parte un prologo in Sicilia e qualche puntatina a Napoli e Roma. Il sottotitolo originale recita “The Final Chapter”, ma vai a sapere se sarà davvero l’ultimo, infatti quello italiano dice solo “Senza tregua”.
Girato perlopiù nell’immaginaria cittadina di Altamonte, in realtà trattasi di Atrani, il film della Sony guarda al mercato planetario, sicché solo a noi italiani l’ambientazione amalfitana potrà far sorridere per l’apparato oleografico, i bozzetti locali e lo sguardo naïf sulla piccola comunità fattiva e solidale, s’intende minacciata dalla camorra. Certo fa uno strano effetto che ogni barriera linguistica sia annullata per effetto del doppiaggese, sicché tutti si capiscono al volo nella versione che esce da noi in centinaia di copie il 30 agosto.
Si parte con una mattanza in Sicilia e si finisce con un’altra nei dintorni di Napoli. C’è il solito cronometro pronto a segnare i secondi: McCall non sgarra mai quando c’è da ammazzare; ma stavolta il corpulento giustiziere sempre di nero vestito (sfina?) si ritrova una pallottola nella schiena, mai fidarsi dei ragazzini mafiosi, e così morirebbe dissanguato dopo un viaggio in traghetto se un carabiniere non lo portasse dal vecchio medico di Altomonte. Enzo gli chiede prima di operarlo: “Sei un uomo buono o uno cattivo?”. McCall risponde: “Non lo so”, e tanto basta per decidere che è buono.
Rispetto ai primi due episodi, assai cupo ed “esistenziale” il primo, abbastanza avvincente il secondo, “The Equalizer 3” accusa una certa stanchezza; si vede che Washington, ormai preso dalla regia e da storie di altro tenore per via dell’età, onora un contratto, e pure Antoine Fuqua, regista esperto del ramo, ha fatto di meglio. Ma essendo un personaggio iconico, McCall riempie di sé lo schermo, con le sue piccole manie igieniche e il suo lucido sarcasmo (la voce di Francesco Pannofino aumenta l’effetto). Per dire. Il giovane camorrista, fratello del boss da sconfiggere, gli fa al ristorante: “Mi stai avvertendo?”. Lui, l’uomo nero, replica calmo: “Ti sto preparando”. Applausi in platea.
Dettaglio curioso: si vede anche un gigantesco busto di Mussolini nella magione del crudele Vincenzo, anzi Vincent, uno che tiene a guinzaglio il capo della polizia a Napoli e lascia le vittime impiccate appese per giorni, alla maniera dei narcos messicani.
La storia riguarda una colossale partita di droga che arriva in Sicilia dalla Siria e coinvolge addirittura l’Isis, ma non tutto sarà come sembra. Intanto McCall, rimessi dalla ferita, trova nella gente del paesino marinaro aggrappato sulla montagna una sorta di nuova famiglia, diciamo un “buen retiro” per sentirsi finalmente in pensione.
A parte Dakota Fanning, che incarna una giovane agente della Cia legata alla precedente vita americana di McCall, il cast è tutto italiano: Remo Girone, mitico Tano Cariddi ai tempi di “La piovra”, è Enzo, il medico giusto e caritatevole; Gaia Scodellaro è Aminah, la bella ragazza che sa prendere l’eroe taciturno per la gola; Andrea Scarduzio è Vincent, il boss efferato/gasato destinato a una brutta fine.
PS. Non si festeggia lo scudetto del Napoli nella scena finale, come qualcuno penserà, bensì della squadretta locale di Altamonte che pure porta il colore azzurro sulla maglietta.
Michele Anselmi