La Mostra di Michele Anselmi per Cinemonitor |2

Doppia Liliana Cavani oggi alla Mostra: per il Leone d’oro alla carriera attribuitole dalla Biennale con tanto di “laudatio” detta da Charlotte Rampling e per il nuovo film “L’ordine del tempo”, al Lido fuori concorso, che esce domani 31 agosto con Rai Cinema. Era da “Il gioco di Ripley” del 2002 che la regista emiliana, splendida novantenne, non tornava dietro la cinepresa. Non saprei dire se tutti quest’attesa abbia giovato al film, che prende il titolo dall’omonimo saggio del fisico Carlo Rovelli, pubblicato da Adelphi nel 2017. Naturalmente Cavani, insieme a Paolo Costella, rielabora sul piano drammaturgico la densa meditazione di Rovelli sul “concetto di tempo”, inventando una decina di personaggi riuniti a fine estate in una bella villa sul mare, a Sabaudia, per il cinquantesimo compleanno della padrona di casa.

Si comincia con l’avvocata Claudia Gerini, appunto la festeggiata, che insegna alla figlioletta, di fronte al mare, i quattro vocaboli con i quali gli antichi greci definivano il tempo, a seconda dei significati. E intanto la bella veranda in legno si popola di persone: ecco il marito Alessandro Gassmann, schietto e gioviale; ecco la coppia litigarella formata da Valentina Cervi e Fabrizio Rongione; ecco l’amica del cuore lesbica, sin dai tempi della scuola, ossia Francesca Inaudi; ecco la giornalista del “Guardian” Angeliqa Devi; ecco la professoressa universitaria Ksenia Rappoport che sta con l’arido finanziere Richard Sammel ma in realtà ama da sempre, riamata in modo turbolento, il fisico Edoardo Leo, il quale si fa vivo all’ultimo momento, pressato dagli eventi.

Quali eventi? Lo scopriamo presto. Un enorme asteroide denominato “Anaconda”, largo due chilometri, sta piovendo sulla Terra a una velocità impressionante. Ma non ci sono missili da lanciare per disintegrare il meteorite, ormai non resta che attendere: probabilmente sarà la fine della vita umana a meno che un miracolo sotto forma di schivata…

Magari ci sarebbe voluto uno spiritaccio alla Buñuel per estrarre nuovi sapori dalla situazione, e del resto fresco è il ricordo, sempre sul tema, del bel film “Melancholia” di Lars von Trier e dell’abrasivo “Don’t Look Up” di Adam McKay. “L’ordine del tempo” invece va sul classico: una rimpatriata di amici che si trasforma, mentre cresce l’inquietudine e la notizia diventa di dominio pubblico, in una resa dei conti tra esistenziale e sentimentale in attesa che si compia il disastro.

Tra una dissertazione sulle virtù femminili incarnate da Alcesti di Euripide, il solito balletto sdolcinato mentre Leonard Cohen canta in tv “Dance Me to the End of Love” e una sequenza di Chaplin/Charlot, il film prima offre uno sguardo corale sul gruppo e poi isola le diverse coppie, facendo affiorare segreti, non detti, risentimenti, agnizioni, bisessualità, stuipri. A fare da metaforico contrappunto la riflessione quieta di una suora in convento, incarnata da Angela Molina, secondo la quale “la preghiera è un’arma fragile, ma potente nell’impotenza”. Il tutto racchiuso nell’arco di una giornata e di una notte, mentre il clima cambia, sin troppo, e i presagi di morte si fanno sempre più nitidi. Che sia destinato a sopravvivere solo il devastante e resistente granchio blu di cui tutti oggi parlano?

Purtroppo è la drammaturgia zoppicante, unita a una recitazione così così, diciamo volenterosa, ma dentro uno stile piuttosto inerte (riprese, luci, musica, abiti, montaggio), a fare di “L’ordine del tempo” un film a mio parere non riuscito. A tratti sembra una sorta di serena autoconfessione senile che Cavani, sempre pimpante e lucida nell’incontrare la stampa, consegna al suo pubblico.

Michele Anselmi