Paul non è mai stato al centro dell’attenzione. Ha una vita comune, una famiglia comune, e non ha nulla di speciale. Ma cosa succede se si ritrova improvvisamente nei sogni di chiunque? “Dream Scenario – Hai mai sognato quest’uomo?”, uscito al cinema il 16 novembre, ci racconta questa storia. Il regista è il norvegese Kristoffer Borgli, al suo terzo lungometraggio, dopo il recente “Sick of Myself”. Paul Matthews (Nicolas Cage), il protagonista, è un professore di biologia all’università. Ai suoi studenti insegna il mimetismo degli animali in natura, ma anche lui, nel suo anonimato, non si distinguerebbe in mezzo ad una folla di persone. Un giorno, sua figlia gli racconta di averlo sognato, ed è solo la prima di una lunga serie. Ben presto amici, studenti, persino sconosciuti, gli riferiscono la stessa cosa. Questa situazione raggiunge proporzioni mondiali e Paul diviene, per la prima volta nella sua vita, un uomo popolare, ricercato da tutti. Arrivano persino dei pubblicitari, a voler sfruttare la sua immagine per vendere prodotti. Il film si presenta come una commedia leggera, dal ritmo dinamico, in cui un uomo mediocre viene catapultato in una situazione surreale. Questo suscita una risata nello spettatore, con un umorismo talvolta un po’ demenziale. Ma il personaggio di Paul, poco approfondito nella sua psicologia, diventa il pretesto per parlare di altro. Innanzitutto non c’è nulla di fantascientifico nella grottesca storia dell’uomo. In una catena di autoconvincimento collettivo, tutti iniziano a credere di stare sognando la stessa persona. E, grazie all’isteria di massa, Paul diviene famoso. Una situazione tale è una metafora di ciò che avviene su Internet. Qui chiunque, pur senza particolari abilità, può diventare virale da un giorno all’altro. Questo è successo in parte anche a Nicolas Cage, seppure personaggio pubblico già affermato, che si è ritrovato contro la sua volontà protagonista di meme e vignette ironiche in giro per il web. Certo, queste “celebrità da quindici minuti” possono avere dei vantaggi, come la possibilità di ottenere facili guadagni, ma basta un passo falso perché le cose precipitino. È quello che accade a Paul, che, se inizialmente appare nei sogni altrui in chiave benevola, con il tempo si trasforma in una figura da incubo, che compie aggressioni e violenze sessuali. Nel mondo reale, pur non avendo fatto nulla, inizia ad essere insultato ed escluso dalle situazioni sociali. Borgli muove così una critica alla “cancel culture” americana, feroce nel boicottare personaggi noti ancora prima che vengano condannati da un tribunale. Il regista scandinavo realizza un film godibile dal grande pubblico, ma che letto più in profondità aiuta a riflettere sui fenomeni di massa, sulla loro genesi e sulle possibili conseguenze negative, trasformandosi in un horror sociale. Sembra che non ci sia via d’uscita da questa condizione internettiana, dove le persone si trasformano nel loro simulacro, diventando il fulcro dell’attenzione e della frustrazione collettiva. Ma basterà soltanto che passi un po’ di tempo, e che si faccia strada un nuovo fenomeno virale, perché quello precedente venga per sempre dimenticato.

Martina Genovese