L’angolo di Michele Anselmi
Echeggiano battute del genere. “Io divido gli uomini in due categorie: quelli che vogliono restare nella fica e quelli che vogliono uscire dalla fica”. Oppure: “I voti sono la droga che ci danno per non farci un’opinione”. E ancora: “Io sento che c’è come una grande bocca sopra ‘sta città, pronta a mangiarci tutti”. Certe cose scritte da Pietro Castellitto sono come incise nel marmo: guai a prenderle sottogamba o alla stregua di castronerie (sto scherzando, se non si fosse capito).
Al suo secondo film da regista, dopo “I predatori” del 2020 che tanto piacque a Venezia Orizzonti e fu ricoperto di Nastri d’argento e David di Donatello, il figlio maggiore di Sergio Castellitto arriva nelle sale con “Enea”, da giovedì 11 gennaio, dopo passaggio in concorso alla Mostra 2023. Il personaggio nel titolo non è scelto a caso. Leggo infatti: “Enea rincorre il mito che porta nel nome: lo fa per sentirsi vivo in un’epoca morta e decadente”. Vabbè.
Per non incorrere nell’accusa di pregiudizio critico, ho voluto rivedere stamattina “Enea”: talvolta può essere utile un secondo sguardo fuori dall’agone festivaliero. In effetti ho capito meglio le intenzioni del 32enne regista e attore, uno che custodisce un’alta considerazione di sé nell’esibizione costante di uno stile fantasioso e irritante, anarchico e protervo. Ma il parere non cambia granché.
Prodotto da Lorenzo Mieli e Luca Guadagnino con Vision Distribution, “Enea” punta a un certo pubblico giovanile, specialmente romano, che bene si rispecchierebbe nella condizione umana del personaggio nel titolo: tra sfrontatezza e nichilismo, sentenziosità e cinismo, audacia e sarcasmo. E qui entra in scena, sin dalla prima inquadratura quasi al lume di candela, “il percorso clanico”, cioè legato al clan (cito un’altra battuta), che salverebbe l’agonizzante famiglia altoborghese altrimenti “tenuta insieme solo dai rimorsi”. Vai a sapere se echeggia una punta di autobiografia, visto che nel film recitano anche il padre Sergio e il fratello Cesare (un quarto Castellitto risulta coinvolto sui titoli di coda).
Enea gestisce un costoso ristorante di sushi ai Parioli. È ricco, sfrontato, piace alle donne, adora rischiare, anzi: vincere. D’intesa con l’amico storico Valentino, che ha appena preso il diploma da aviatore e nutre aspirazioni da cantante, il giovanotto entra in un pericoloso giro di cocaina. Un carico di 30 chilogrammi, per un valore di 20 milioni di euro. Ma qualcosa va storto, due killer in motocicletta cominciano a sparare e si capisce subito che l’influente giornalista Oreste Dicembre, una specie di Mino Pecorelli dei giorni nostri, appena accolto con tutti gli onori nell’esclusivo “Tevere Country Club”, c’entra parecchio con la partita di droga.
Castellitto sostiene di aver fatto “un film di gangster senza la parte gangster, una storia di genere senza il genere”. Un po’ è così. La cornice sul narcotraffico è solo uno spunto per inscenare il vitalismo estremo, a suo modo autodistruttivo, senza mire di potere, semmai di “potenza”, dei due amici. Specialmente Enea, cresciuto negli agi di una famiglia ormai disfunzionale (padre psichiatra con rabbia trattenuta, madre curatrice di una rubrica di libri in tv, fratello complessato che si fa picchiare a scuola senza reagire), racchiude lo spirito del tempo. Non sarà facile per lui evadere, grazie all’amore nei confronti di Eva, una sorta di principessa, da un destino che pare già scritto.
Dura quasi due ore “Enea”, e certo Castellitto, che si ritaglia per sé il ruolo eponimo, divaga parecchio, procedendo per accumulazione un po’ tossica: droni che scendono in picchiata sui personaggi, feste dionisiache da “grande bruttezza”, discoteche fumose e ville sontuose, un cuoco asiatico che mette il bigolo nella bocca dei salmoni prima di cucinarli, una specie di 11 settembre in sottofinale, espressioni e battutacce da “dialetto & castigo”, ralenti alla “Zabriskie Point”, fotografia smaltata del polacco Radek Ładczuk, canzoni evergreen come “Spiagge” di Renato Zero, “Bandiera gialla” di Gianni Pettenati e “Maledetta primavera” di Loretta Goggi. Nel cast, oltre ai tre Castellitto, ci sono Benedetta Porcaroli, Giorgio Quarzo Guarascio, Adamo Dionisi, Giorgio Montanini e Chiara Noschese, mentre il presidente del circolo per “happy few” è interpretato, immagino in amicizia, dal noto giornalista Malcom Pagani.
“Enea”, già circonfuso da una aura di piccolo capolavoro generazionale (non per me), piacerà sicuramente a chi trova in Castellitto jr la conferma di una vena artistica tanto estrosa quanto esplosa.
Michele Anselmi