Un po’ pigmalione, un po’ dottor Creator, Willem Dafoe torna sul grande schermo nei panni dello scienziato Godwin “God” Baxter in “Povere creature!”, la favola dark di Yorgos Lanthimos, vincitrice del Leone d’Oro a Venezia e in lizza per le nomination agli Oscar, in uscita il 25 gennaio per la Disney.
Nella vittoriana Londra di fine ‘800, tutta pizzi, salotti di velluto e pregiudizi, una donna incinta (Emma Stone) si suicida gettandosi da un ponte. Il dottor Baxter (Willem Dafoe) la raccoglie sulle rive del fiume e decide di darle una seconda possibilità. Nel suo laboratorio che tanto ricorda quello del dottor Frankenstein, estrae il cervello del nascituro e lo trapianta in quello del cadavere. La creatura a cui restituisce la vita si chiamerà Bella Baxter e dovrà imparare tutto daccapo, dalle cose più semplici a quelle più complesse. In “Povere creature!”, vincitore del Leone d’Oro a Venezia 80 e di due Golden Globe 2024 (Miglior film commedia o musicale, Miglior attrice in un film commedia o musicale) Emma Stone interpreta magnificamente una creatura primitiva e spinta da un’insaziabile voracità sessuale, che gli uomini vorrebbero addomesticare e piegare ai loro desideri. Il suo esilarante viaggio verso l’emancipazione sarà costellato di incontri, viaggi, delusioni cocenti che darà più che ricevere. La sua libertà è la superficie riflettente su cui si rispecchia la crisi dell’uomo occidentale, una crisi dai contorni talmente grotteschi da apparire ridicola e forse, per questo, meno insidiosa. Nel cast Willem Dafoe che, nell’incontro dedicato alla stampa al cinema Barberini, ha raccontato l’esperienza sul set, il rapporto con i colleghi e il regista, senza tralasciare qualche riferimento alla sua carriera: “Scusate, sono un po’ sordo. Dipende da tutti i film di guerra che ho interpretato”.

Mr. Dafoe, Il suo trucco nel film è notevole…
Willem Dafoe: Per il trucco ci sono volute tre ore di applicazioni al giorno. Quando mi guardavo allo specchio vedevo il mio volto scomparire e venir fuori quello di qualcun altro. Si tratta di diverse protesi. Devono metterle, incollarle, colorarle e sfumarle. Un lavoro piuttosto impegnativo. All’inizio ci sono volute quattro ore e poi due ore di attesa. Non mi piace parlarne troppo perché non piace mai sentire gli attori lamentarsi o parlare di quello che hanno passato. È una cosa faticosa, ma è anche bella, perché arrivi lì e vedi te stesso che si allontana man mano che queste cose si susseguono mentre ti guardi allo specchio per tutto il tempo. Lentamente, vedi te stesso ritirarsi e vedi emergere quest’altra persona, almeno superficialmente. Ma quando ti guardi allo specchio e vedi qualcos’altro, questo ti permette di entrare a gamba tesa nella finzione.

Com’è stato il rapporto tra lei ed Emma Stone sul set?
Willem Dafoe: Fantastico. Emma è fantastica, ormai è la musa di Lanthimos, che ha la capacità di creare un mondo e tu ci entri dentro. Emma non è una diva, è flessibile, è cool. Il rapporto nella storia è, prima di tutto, bellissimo. Mi piace molto. E lei è fantastica. È molto abile. È una gran lavoratrice. Ha un buon senso dell’umorismo. È molto aperta e ha un rapporto speciale con Yorgos. Sono molto uniti. Questo progetto è stato sviluppato in modo molto organico e mirato insieme a lei. Quindi, quando si entra in scena, lei ha una sorta di autorità. Entrambi si sono messi al telefono per chiamarmi. Era come se fosse una squadra.

Essere nato in una famiglia di medici l’ha aiutata nella costruzione del personaggio?
Willem Dafoe: Sono cresciuto a contatto con gli strumenti chirurgici di mio padre, lo accompagnavo nel giro di visite tra i reparti. Da ragazzo facevo il portiere nella sua clinica. Questo ha creato un legame col mio personaggio. L’idea di stare male o recarsi in ospedale fa paura: io lo vivo come un ritorno in famiglia.

Ci sono molte somiglianze con la storia del dottor Frankenstein?
Willem Dafoe: La base è la stessa, ma c’è una grande differenza, a parte quella di genere. Nell’originale il mostro alla fine suscita repulsione allo scienziato Viktor Frankenstein. Nel nostro caso abbiamo Bella, una creatura femminile di cui lui, che crede profondamente nella scienza, quasi si innamora. La sua mente non ha condizionamenti dal modo in cui si viene cresciuti e da come ti hanno insegnato a comportarti. È ansiosa di imparare, anche il sesso lo vive libera da ogni pregiudizio, nella società repressiva dell’età vittoriana di fine ’800. I mostri sono gli altri. Ciò che accade lo vivono come una seconda possibilità nella vita. È un racconto di formazione, la storia di un’emancipazione femminile.

Da questo film si vede che gli uomini sono arrivati alla frutta.
Willem Dafoe: Non so se ho una risposta per la salvezza degli uomini, posso dire però che la rappresentazione fornita dagli uomini in “Povere creature!” è di figure oppressive e opprimenti verso le donne. Ciò che viene mostrato nella pellicola è la capacità di resistenza delle donne, sessuale e non, rispetto agli uomini. E forse è per questa ragione che gli uomini le hanno sottomesse per tanto tempo. Ora viviamo un’epoca di cambiamenti, di ruoli, e onestamente non so se vent’anni fa un film come “Povere creature!” sarebbe stato accolto come oggi. Ciò che esprime davvero questo film è una liberazione personale. Un viaggio intrapreso attraverso gli occhi di una donna: Bella.

Cosa pensa delle piattaforme?
Willem Dafoe: Hanno fatto dei buoni film, però preferisco le sale.

Ha appena avuto la stella sulla Walk of Fame.
Willem Dafoe: È stata una bella cerimonia a cui hanno partecipato artisti con cui ho lavorato, come Pedro Pascal e Patricia Arquette che hanno tenuto bei discorsi. Mi sono sentito parte di una comunità, è una sensazione che non provi spesso al cinema. È un riconoscimento importante. Mi è difficile accettare l’idea che quella mattonella mi sopravviverà.

(Intervista di Patrizia Ruscio)