Paul è professore in un college americano, ed è un uomo particolarmente severo. Suo malgrado, si ritrova da solo a dover gestire un gruppo di studenti scalmanati. La situazione potrebbe portare a qualche disastro, ma avrà invece un risvolto inaspettato. È uscito al cinema il 18 gennaio “The Holdovers”, l’ultimo film del regista Alexander Payne. Ci troviamo al college Barton, durante le vacanze di Natale del 1970. La maggior parte degli studenti è tornato a casa per le festività, ma cinque di loro non possono ricongiungersi alle proprie famiglie, e sono costretti a rimanere a scuola. Tra questi c’è il ribelle Angus Tully (Dominic Sessa), lasciato lì dalla madre, in luna di miele assieme al nuovo marito. A vigilare sui giovani c’è il professor Paul Hunham (Paul Giamatti), il loro ostile insegnante di storia. Qualche giorno dopo si presenta per i ragazzi l’occasione di passare le vacanze altrove, ma occorre l’autorizzazione dei propri famigliari. Angus è l’unico che non riesce ad ottenerla, e rimane il solo studente ad occupare il college, in compagnia solo del professore e di Mary (Da’Vine Joy Randolph), la cuoca scolastica che ha appena perso suo figlio in guerra. La storia, pur ambientata in un microcosmo, ha infatti sullo sfondo gli eventi storici dell’America degli anni ’70, dallo sbarco sulla Luna alla preoccupazione per gli eventi del Vietnam. All’inizio, l’atmosfera è quella di una commedia, che gioca sul mettere in relazione due opposti: da un lato gli adolescenti, esuberanti ed in cerca di svago, dall’altro Paul, che cerca in ogni modo di metterli in riga. Questa contrapposizione si intensifica quando Angus rimane il solo studente, ed il rapporto con l’insegnante si fa più diretto. Chiusi contro la loro volontà in un piccolo luogo, pur essendo agli antipodi, iniziano ad aprirsi l’uno con l’altro. E, tra le disavventure che si ritrovano ad affrontare, emerge un lato sofferente che li accomuna, ed i toni si fanno più drammatici. Il giovane, apparentemente ricco e viziato, è stato abbandonato dalla sua famiglia e non ha neanche un amico. Il professore, depresso e misantropo, ha una vita che non lo soddisfa. Quando nel quadro entra anche Mary, seppure personaggio secondario, si scopre una donna a cui la guerra ha tolto ogni punto di riferimento. Sono tre persone sole, di cui sembra non importi a nessuno. Dal punto di vista tecnico il film richiama un’atmosfera vintage, dalla fotografia dai toni freddi e polverosi alla colonna sonora, che riprende i successi degli anni ‘70. Payne utilizza al momento giusto qualche artificio registico, come long take, zoom e dissolvenze. “The Holdovers” si focalizza così su tre persone dimenticate dal resto della società, persino nel periodo dell’anno dedicato alle riunioni famigliari. Il film non sottolinea però solo il lato negativo della situazione, anzi. Angus, Paul e Mary arrivano infatti a formare una famiglia elettiva, e ad instaurare un rapporto di fiducia che li fa sentire capiti, forse per la prima volta. Si apre così per loro una strada per superare le proprie difficoltà, con la consapevolezza che c’è qualcuno a guardargli le spalle, e che non sono più soli contro il resto del mondo.
Martina Genovese