L’angolo di Michele Anselmi

Hanno fatto bene quelli di Sky a chiudere la seconda stagione di “Call My Agent – Italia” con Sabrina Impacciatore, perché la 56enne attrice romana, reduce dal successo personale ottenuto con la serie americana “The White Lotus”, è davvero spiritosa nel rifare sé stessa come madrina dell’80ª Mostra del cinema di Venezia. Una madrina buffa, folleggiante e maldestra, che incespica sulla spiaggia davanti ai fotografi, finisce nel mare e rovina l’acconciatura, resta pure in mutande sul red carpet ed è costretta a improvvisare il discorso sul palco della Sala Grande. Il tutto mentre rischia di addormentarsi dovunque a causa del jet-lag.
Direi che la sesta puntata, vista in anticipo grazie a Sky Extra, sia la migliore del nuovo ciclo, anche per l’equilibrio che il regista Luca Ribuoli e la sceneggiatrice Lisa Nur Sultan sono riusciti a conferire alla trasferta veneziana, tra scenografie reali e incursioni all’Excelsior, col direttore Alberto Barbera impegnato a interpretare sé stesso (nella foto con la “madrina”). Ma, appunto, è Sabrina Impacciatore a fare le differenza: perché recita, pur nell’autoritratto ironico, dando un certo spessore al personaggio dell’attrice che torna vincente da Hollywood dopo essere stata un po’ snobbata in patria. C’è un azzeccato duetto finale a bordo piscina con Emanuela Fanelli, dai toni malinconici, quasi amarognoli, e dispiace che non tutta la serie abbia saputo trovare quella tonalità, in bilico tra parodia, satira e dramma.
Meno azzeccato mi pare, invece, il quinto episodio, con Elodie che fa Elodie, cioè una star “normale” alla quale capita di risvegliare dal coma un giovane fan: e quel miracolo si trasformerà in una maledizione per lei a causa del molesto “Lazzaro”. Appare a un certo punto anche Dario Argento, sotto una luce fosca, quasi cimiteriale, da spaventare chiunque: pure lui si prende in giro, sussurrando a Vittorio Baronciani, il veterano dell’agenzia, “Ti vedo avvolto dalle tenebre”. Quello che fu il re dell’horror e ora sembra un quieto vecchietto ce l’ha con i punti luce cari ai nuovi direttori della fotografia, i quali accenderebbero 18 abat-jour per illuminare meglio una stanza quando magari proprio non servirebbero.
Prodotta con cura da Carlo Degli Esposti e Nicola Serra, “Call My Agent – Italia” è generalmente piaciuta, ho amici cinefili e non che hanno trovato assai divertenti le prime quattro puntate, rimproverandomi un eccesso di zelo critico. Magari hanno ragione. Eppure continuo a pensare che troppa farsa uccida la commedia, col rischio di rendere i personaggi poco più che macchiette.

Michele Anselmi