L’angolo di Michele Anselmi
L’irresolutezza fatta persona, con contorno di cedevolezza e ferocia. Questo è il giovane Dario di “Troppo azzurro”, il film scritto, diretto e interpretato dall’esordiente Filippo Barbagallo, classe 1995. Uscita qualche giorno fa nelle sale con Vision Distribution (l’ho recuperata solo ora su consiglio di un amico), la commedia ha incassato finora circa 40 mila euro, ma del resto nessun film italiano sta andando bene al botteghino. Eppure ci sarebbe qualche motivo di interesse per vederla. Siamo tra il ritratto generazionale del primo Nanni Moretti e il minimalismo tenero dell’ultimo Gianni Di Gregorio, qui supervisore artistico (?); e bisogna dire che i maschi non ci fanno una gran bella figura, specialmente, appunto, il Dario in questione.
Laureato in architettura e attratto dalle rovine, il venticinquenne o giù di lì porta gli occhiali, soffre di fascite plantare, legge “L’occhio” di Vladimir Nabokov, adora la cagnetta Ginger, ha genitori che si vogliono ancora bene, appartiene a una buona borghesia progressista, poco ama il mare e ancor meno i viaggi in aereo. Soprattutto non ingrana con le donne. Ma forse non è vero.
Al Pronto soccorso fa subito amicizia con la riminese Caterina e dopo poco i due vanno a letto insieme: lei gli propone di passare qualche giorno al mare dai suoi in Romagna, essendo estate, ma lui preferisce non fare le cose “troppo in fretta”. Qualche tempo dopo, di ritorno a Roma da Ponza, Dario rimorchia sul traghetto la tanto desiderata Lara, e anche lì non sarà complicato finire nudi ad amoreggiare. Saprà il giovanotto stavolta prendere in mano il proprio destino o si mostrerà, di nuovo, indeciso a tutto?
Come bene ha scritto Paolo Mereghetti, quella di Dario è “una paura tutta maschile (le ragazze sono decise e reattive), figlia forse di una educazione che ha finito per scambiare il garbo per arrendevolezza e sostituire la gentilezza con l’ansia”. Non saprei dire se i giovani siano proprio così, ma debbo pensare che Barbagallo abbia pescato un po’ dentro sé stesso nel mettere in scena questo mezzo nerd di Roma Nord, a tratti buffo a tratti insopportabile, capace di mandare in bestia qualunque donna gli si conceda. Uno che si giustifica dicendo “penso troppo”, ma forse, invece, troppo poco.
Le musichette di Pop X fanno da contrappunto garrulo alle avventure estive del giovinastro moralista, e sul piano stilistico Barbagallo si diverte a piazzare qualche trovatina: il formato che si restringe e si allarga, lo schermo diviso per sei, il traghetto in porto con andatura velocizzata, eccetera. Come attore, il regista gioca un po’ in rimessa, ogni tanto con qualche affondo “morettiano”, lasciando il giusto spazio ai comprimari, che sono Alice Benvenuti (Caterina), Martina Gatti (Lara) e Brando Pacitto (Sandro). I genitori, tanto democratici quanto soffocanti, sono Valeria Milillo e Valerio Mastandrea.
PS. L’esercente Ermanno Nastri, quello che stona suonando la chitarra a Ponza, per tanti anni ha lavorato al Nuovo Sacher col vero Nanni Moretti. Il giovane regista è figlio di Angelo Barbagallo, produttore storico di Moretti prima che i due si separassero.
Michele Anselmi