L’angolo di Michele Anselmi

«Roma se magna tutto» sentiamo dire in “La scuola romana delle risate”, il nuovo documentario di Marco Spagnoli. In effetti la comicità romana, o romanesca, è piuttosto onnivora e vorace, adora le ricette colorite, i cibi che si «ripropongono», insomma non butta via niente, come si fa col maiale. Nelle sale a mo’ di evento speciale per tre giorni (17, 18 e 19 aprile) e poi in prima serata su Raitre il 26 aprile, il film si lascia vedere volentieri, anche perché Carlo Verdone ha accettato di fare da narratore, seduto nella saletta del romanissimo cinema Barberini che porta il suo nome. Colpisce forse qualche dimenticanza, per dire si parla appena di Enrico Montesano e Nino Manfredi, i quali hanno rappresentato una corposa fetta di quella comicità, ma immagino che abbia inciso la scarsa disponibilità di produttori famosi nel fornire spezzoni di film a prezzi ragionevoli. Produce Samarcanda Film in collaborazione con Rai Documentari, Luce Cinecittà e Titanus SpA.
Spagnoli, esperto in cavalcate del genere, lega le diverse anime della risata capitolina usando materiale d’archivio, perlopiù sketch televisivi e immagini di repertorio, e quindici testimonianze mirate. Gli intervistati sono: Corrado Guzzanti, Marco Giallini, Lillo, Virginia Raffaele, Anna Foglietta, Massimiliano Bruno, Enrico Brignano, Emanuela Fanelli, Stefano Rapone, Claudia Gerini, Serena Dandini, Enrico Vanzina, Ilenia Pastorelli, Luca Verdone, Zerocalcare. Il tutto impacchettato nelle vivaci canzoni rap di Tommaso Zanello, in arte “Piotta”.
Gli aggettivi che echeggiano sono un po’ sempre gli stessi, pure comprensibilmente: il romano-tipo, colto dai comici, sarebbe scoglionato, indolente, generoso, sbruffone, arrogante, cinico, anche malinconico, a tratti “filosofo”, oltre che vagamente bipolare. E naturalmente i testimoni un po’ se la cantano e se la suonano, facendosi i complimenti a vicenda nel citare pezzi memorabili che hanno forgiato la loro crescita artistica.
L’idea è di partire da Ettore Petrolini, il creatore geniale di battute e non-sense, l’inventore di “Gastone”, per risalire via via verso i nostri giorni: e quindi Alberto Sordi, Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Federico Fellini, Gigi Proietti, Paolo Panelli e Bice Valori, un pensiero a Monica Vitti, infine Corrado Guzzanti e Zerocalcare, come eredi di quella ricca tradizione. Oddio, Zerocalcare, al secolo Michele Rech, nato ad Arezzo ma studente in gioventù dell’esclusivo liceo francese Chateaubriand, non mi pare proprio in linea con quella storia, specie quando afferma, dopo aver elogiato centri sociali e case occupate, che «Rebibbia (inteso come quartiere periferico, ndr) è il luogo della complessità, quindi imprescindibile rispetto alla mia comicità». Vabbè.
Verdone è naturalmente molto presente, sia come narratore sia come venerato maestro, forse persino troppo; ma era inevitabile, essendo stato un’inesauribile fonte di ispirazione per molti degli intervistati. Guzzanti, che si fa riprendere in maglietta attillata nera, senza mai togliersi gli occhiali da sole, nella sua favolosa terrazza con vista sul Cupolone, s’atteggia un po’ a divo, ma certo ha saputo cogliere, specie all’epoca di “Avanzi”, un certo spiritaccio della Capitale, diciamo fino al raccordo anulare.
La più simpatica mi pare Pastorelli, specializzata in ruoli da bellona svitata. Racconta, sorridendo, che quando recitò in “Benedetta follia”, Verdone le disse: «Fai ridere tuo malgrado». Un complimento strano, ma non incongruo. «Lo ringrazio. Carlo ha saputo mettere in luce questo mio aspetto comico. Poi ci sono registi che hanno messo in luce altro… le tette. Si può dire?».

Michele Anselmi