1862: “Dicono che la mia terra è povera. Maledetta. Non è vero, la mia terra è ricca. Per questo c’è stato sempre qualcuno pronto a saccheggiarla”. Questo è l’incipit di “Briganti”, la serie italiana Netflix che esplora il fenomeno del brigantaggio nel Sud Italia del XIX secolo. Ad essere più precisi, la narrazione è incentrata sulla banda Monaco e sulla storia di Filomena, interpretata da Michela De Rossi che, dopo aver ucciso il marito violento, si unisce a una banda di briganti tra femminismo, libertà e l’oro dei Borboni.
“Dalla terra si nasce, per la terra si muore” il motto (ben riuscito) che si ripete nel corso dei 6 episodi che narrano delle battaglie dei briganti contro lo spietato generale Fumel, rappresentante del Piemonte invasore. Una lotta in cui i guerriglieri sacrificano anche la propria umanità per sconfiggere gli oppressori. Emarginati dalla società e costretti a vivere come animali per sopravvivere in ambienti ostili, i briganti rivelano il loro lato più oscuro e primitivo.
La fiction, ideata da Grams, collettivo composto dai cinque giovani autori, si distingue per scenografie e costumi accurati che ricreano l’Italia rurale dell’Ottocento, utilizzando luoghi pittoreschi tra Basilicata, Calabria e Puglia, ed ha il merito di rievocare la “Questione meridionale” offrendone un inedito sguardo femminile.
“Briganti” non ha certo la pretesa di documentare con esattezza i fatti dell’Unita d’Italia, difatti, la serie risente di scelte anacronistiche e “licenze storiche” pur essendo liberamente ispirata a persone realmente esistite, in particolare i personaggi di Giuseppe Schiavone “Sparviero” e Michelina Di Cesare, briganti divenuti simbolo della rivoluzione contadina nell’Italia postunitaria.
Giuseppe Annecchino