L’angolo di Michele Anselmi

Parlo di tutte e di nessuna, così evito di fare titoli specifici e mi risparmio commenti nervosetti da parte di registi, sceneggiatori, produttrici, attori eccetera. Mi chiedo: ma perché nelle serie poliziesche italiane realizzate per le tv generaliste, non parlo dei film per le sale di solito più accurati, le scene d’azione sono sempre girate così male? Senza realismo, con ritmo sfiatato, gli interpreti che impugnano malamente le pistole e imbracciano ancora peggio i fucili, spesso tutto in chiave di commedia o di burletta, con tensione artefatta o ridicola.
Non capita, di solito, in quelle, sempre italiane, pensate per le piattaforme digitali, intendo Sky, Netflix, Prime Video, Paramount eccetera. Immagino che, alla base, ci sia una scelta registica o produttiva, fors’anche “estetica”, nel senso di rendere tutto un po’ più meno verosimile o più addolcito, ma certo impressiona, salvo rare eccezioni, l’imperizia dei nostri interpreti, uomini e donne, nel maneggiare un’arma se la sequenza e la storia lo richiedono.
Mi ricordano quegli attori della commedia italiana, pure bravi ma di esibita e teorizzata pigrizia, che in certe scene suonavano in mandolino o la chitarra formando sulla tastiera una specie di accordo, pure malfatto o inesistente, che non cambiava mai nonostante la melodia ne imponesse parecchi (penso a Marcello Mastroianni in “Giallo napoletano”, a Sergio Rubini in “Treno di panna”, solo per citarne due). Dice: non ci fa caso nessuno. Invece sì. Anche usare per finta sul set una pistola o un fucile richiede un minino di preparazione. Non è pignoleria all’americana: è solo un minimo di professionalità.

Michele Anselmi
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Nella foto: sul set di “Pizza Connection”, 1985, il regista Damiano Damiani mostra a Michele Placido come impugnare una pistola.