L’angolo di Michele Anselmi

«Di cosa devo parlare? Mi hai spedito nel Medioevo» protesta l’undicenne Nico, al telefono, parlando con la mamma lontana. È estate, il ragazzino ha dovuto salutare l’amatissima baby-sitter Violetta che si sposa e andrà a vivere a Parigi, sicché si ritrova per un mese in Sicilia, dalla vecchia zia del padre, insomma la sorella della nonna morta giovane di parto. Lei, Gela, non s’è mai sposata, vive con il cane Frank, va sempre in chiesa, naturalmente non ha il wi-fi, il che rende subito difficile il rapporto con Nico, tutto il giorno attaccato al cellulare.

Comincia così “Gioia mia”, debutto alla regia della 46enne palermitana Margherita Spampinato, da domani, giovedì 11 dicembre, nelle sale con Fandango, prima della sarabanda natalizia (coproduce Gianluca Arcopinto). Premiato due volte al festival di Locarno, il film è interessante, a suo modo toccante, soprattutto sorvegliato nello stile: poca musica, se non nel finale allietato dal molto usurato valzer “Sul bel Danubio blu” di Strauss; fotografia a luce naturale, senza particolari effetti e contorsioni estetiche; un lavoro non banale sui visi e le voci di tutti gli interpreti, specie sul versante femminile.

Siamo a Trapani, anche se la città non viene nominata. Occhiali da sole, cappelluccio rovesciato in testa e un gran voglia d’essere altrove, Nico si scontra subito con la brusca Gela, che pure ha preparato per lui gustose sarde alla beccafico, s’intende per nulla apprezzate. L’anziana vive in un bel palazzo antico, con ampio cortile, a stretto contatto con altre “nonne” colorite e bercianti. Nico vorrebbe solo andarsene da lì, anche perché Gela gli nasconde spesso il cellulare nella speranza che giochi a pallone con gli altri ragazzini. Nel gruppo c’è la più cresciutella Rosa, bella adolescente dal carattere impavido, e tra i due nascerà una specie di amicizia affettuosa, destinata a forgiarsi nell’indagine sui misteriosi rumori che vengono da un appartamento all’ultimo piano (si vocifera che siano degli “spiriti”).

Insomma, avete capito. Nel corso delle settimane il ragazzino, che nel frattempo ha imparato a stirare e a cucinare il ragù, comincerà a osservare con occhi diversi quella “vacanza” imposta dalla madre, in un rapporto sempre più sincero con la burbera zia, in gioventù tormentata da pettegolezzi sessuali e adesso non così solida come sembrerebbe…

Marco Fiore, Aurora Quattrocchi e Martina Ziani sono Nico, Gela e Rosa: tutti e tre si calano con naturalezza nei rispettivi personaggi, aderendo alla partitura da piccolo cine-romanzo di formazione, giusti nelle espressioni e nelle cadenze. L’epilogo in riva al mare scioglie la tensione in una specie di abbraccio corale che suona come una guarigione.

Michele Anselmi