Con “Superman” di James Gunn, la nuova DC ha riportato al centro del genere supereroistico un messaggio che sembrava dimenticato: la speranza e la gentilezza possono ancora cambiare il mondo. “Supergirl” sarà riuscita a raccogliere questa eredità e a proseguire degnamente il DCU?
Kara Zor-El AKA Supergirl (Milly Alcock) sta festeggiando il suo ventitreesimo compleanno in compagnia di numerose bevande alcoliche quando, nella taverna in cui si trova, entra Ruthye Marye Knoll (Eve Ridley), una ragazzina che, dopo lo sterminio della sua famiglia, è in cerca di alleati per vendicarsi di Krem delle Colline Gialle (Matthias Schoenaerts). A seguito di alcune scaramucce, Krem finirà per avvelenare Krypto, il cane di Kara, dando inizio a un viaggio tra vendetta e ricerca di un antidoto.
La trama scritta poc’anzi racchiude tutto il film, ed è un problema non tanto perché sia semplice, bensì perché non accompagna i personaggi in un percorso davvero evolutivo ed emozionante. Ciò che traspare da “Supergirl”, purtroppo, è una pigrizia generale: la sceneggiatura appare piatta e banale, non riesce a dare carisma né alle protagoniste né al villain; le vicende risultano così poco coinvolgenti che un’intera sequenza flashback finisce per sovrastare il resto del film e quando si torna nel presente, non è che si sia molto contenti di esserci tornati.
In tutto ciò, il film non sembra sapere neanche cosa voglia essere: si ispira a “Star Wars”, “Guardiani della Galassia” e “Mad Max” finendo, però, per diventare un’opera priva di identità. Ed è probabilmente questo il problema principale della pellicola: è anonima.
Sorprende in negativo anche la scelta del regista Craig Gillespie (“Tonya”, “Crudelia”) di accantonare gran parte del proprio stile registico in favore di una regia che tenta di emulare quella di James Gunn senza riuscirci. Emblematico è un tentativo di combattimento in piano sequenza che finisce per risultare deludente.
Per quanto riguarda il villain Krem, siamo tornati nuovamente sui lidi del classico cattivo malvagio semplicemente per il gusto di esserlo. Come se non bastasse, Krem passa più tempo a mangiare qualsiasi cosa gli capiti davanti che a compiere atrocità.
I trailer del film non hanno nascosto la presenza di Superman (David Corenswet) e Lobo (Jason Momoa), che rappresentano probabilmente le parti migliori, seppur brevi, della pellicola: il primo conferma le ottime sensazioni lasciate dal suo film omonimo e rivedere Kal-El fa sempre piacere; il secondo porta invece un po’ di simpatia in un film che, col passare dei minuti, rischia di diventare ridondante.
Per concludere, “Supergirl” non è un film disastroso, non presenta difetti tali da comprometterlo, ma risulta scialbo e insipido e dà l’impressione di essere stato rimaneggiato più volte durante la lavorazione. In qualità di secondo film del DCU ideato da James Gunn, si poteva e si doveva fare molto di più. Dal 25 giugno solo nei cinema.

Alessandro Canavaro