Recensisco questo film in uno dei momenti più strazianti della mia esistenza: la scomparsa di mio padre Carmine, appena una settimana fa dopo anni di gravi malattie. Ho visto “Buen Camino” qualche giorno prima della sua morte trovandolo già di per sé un film dolcissimo, anche se insolito per la filmografia del noto comico. Record di incassi, la pellicola affronta proprio lo speciale rapporto che si instaura tra un padre e una figlia.
Fortunatamente non ho avuto un papà come il cinquantenne bullo e coatto che trascorre e spende tutto il suo denaro e tempo su uno yacht. Che dimentica il giorno del compleanno della figlia e pure le sue problematiche. Il mio è stato totalmente diverso: forte, militare, poliziotto, lavoratore, amante della natura, della libertà e della cultura (in particolare di Camilleri, di cui aveva letto tutti i libri comprendendo benissimo il siciliano stretto). Non aveva sette Ferrari anche se da motociclista e appassionato di auto adorava il Cavallino Rosso. Sempre presente per la sua famiglia e per gli altri, come in quell’occasione in cui, nonostante un grave infortunio mentre era in servizio con la Polizia Stradale di Settebagni, non esitò a gettarsi da uno dei ponti alti di Roma per salvare una donna che stava annegando nel fiume Tevere decretandolo ancora di più come il mio papà eroe premiato dal Ministero dell’Interno.
“Buen Camino” è una pellicola insolita per il noto comico, ma molto importante. Oltre ad analizzare il rapporto padre-figlia, sensibilizza il pubblico, soprattutto quello maschile, sulla prevenzione. Certo Zalone lo fa a modo suo: divertente e goliardico, come sempre.
Al mio immenso papà Carmine.
Alessandra Alfonsi