“Che fine hanno fatto i miliardi destinati alle pensioni dei cittadini?” è questo il quesito che muove le fila di “Steal – La rapina”, una miniserie composta da sei episodi che punta tutto sulla tensione psicologica e sull’interpretazione convincente della sua protagonista.
In un panorama televisivo ormai saturo di colpi perfetti e bande di rapinatori in tuta rossa, lo show creato da Sotiris Nikias prova a cambiare prospettiva, trasformando un asettico ufficio finanziario, la “Lochmill Capital”, nel teatro di un incubo claustrofobico dove il confine tra vittime e carnefici è pericolosamente sottile.
La storia ruota attorno a Zara Dunne (Sophie Turner), un’impiegata apparentemente comune, che affoga la noia della routine londinese in drink e sostanze stupefacenti insieme al suo amico e collega Luke Selborn (Archie Madekwe). La loro quotidianità viene bruscamente interrotta nel momento in cui una banda di rapinatori professionisti fa irruzione negli uffici. Non sono alla ricerca di contanti o diamanti, l’obiettivo è un trasferimento digitale di un ingente somma di denaro.
Parallelamente, all’esterno, seguiamo l’ispettore Demetrius ‘Rhys’ Covaci (Jacob Fortune-Lloyd), un uomo logorato dai debiti di gioco che si trova a gestire il caso più complesso della sua carriera. La narrazione si divide tra la tensione che si respira dentro l’ufficio e l’indagine poliziesca che scava nel marcio del sistema finanziario britannico.
Uno dei punti di forza della miniserie è indubbiamente l’attrice Sophie Turner, non rappresenta un’eroina d’azione ma una donna fragile e disillusa che nel corso dei sei episodi scopre una freddezza e un istinto di sopravvivenza che forse lei stessa non si immaginava di avere. Il regista gestisce in modo efficace i passaggi emotivi, rendendo credibile la trasformazione di una semplice impiegata in un ingranaggio chiave di un meccanismo criminale più grande di lei. Anche il suo alleato (e a tratti antagonista), Archie Madekwe, offre una prova solida, sebbene il suo personaggio rischi a tratti di rimanere nell’ombra di Zara.
Attraverso gli spazi angusti dell’ufficio, la regia di Sam Miller e Hettie Macdonald è in grado di trasmettere un senso di oppressione costante. I primi episodi sono carichi di suspence, capaci di incollare lo spettatore allo schermo. Tuttavia, verso l’epilogo tendono ad accumularsi colpi di scena che, se da un lato mantengono alta l’attenzione, dall’altro rischiano di minare la verosimiglianza del racconto.
“Steal – La rapina” è una miniserie coinvolgente, in grado di trattare temi di attualità come la corruzione istituzionale e la lotta tra “ricchi e poveri”. Nonostante qualche esagerazione narrativa tipica delle produzioni contemporanee che cercano il binge watching frenetico, la serie rappresenta un’ottima scelta per chi cerca una storia adrenalinica che critica con decisione le fragilità del sistema in cui viviamo.
Clara Chiusuri