L’angolo di Michele Anselmi

Ormai vado a vedere i film con Gerard Butler, scozzese, classe 1969, insomma il Leonida di “300”, come un tempo si faceva con quelli di Sylvester Stallone, Arnold Schwarzenegger e Steven Seagal. Con una punta di divertita rassegnazione, senza aspettarmi nulla. Butler mi pare una copia in sedicesimo del purtroppo sbiadito Russell Crowe, sarà anche perché indossa da noi la stessa voce di Luca Ward.
Tra una pubblicità e l’altra agli orologi di marca, l’attore, in verità, ha provato a fare qualcosa di diverso, pure commedie sentimentali o strappalacrime, anche qualche piccolo film d’autore, ma funziona al botteghino, neanche sempre, solo quando fa l’eroe raddrizzatorti, come nella serie “Attacco al potere”, da lui coprodotta. Vedremo come andrà da noi questo “Nella tana dei lupi 2 – Pantera” che segna il ritorno dell’incasinato poliziotto californiano “Big Nick” O’Brien a sei anni dal primo episodio del 2018. Sempre scritto e diretto dall’americano Christian Gudegast, il secondo capitolo è nelle sale italiane da ieri, giovedì 6 marzo, distribuito da Lucky Red.
Un po’ inquartato e con barbone incolto, lo sbirro è ormai un uomo alla deriva, separato dalla moglie, al verde, stanco di dare la caccia alla gente, senza una squadra, ma vuole rimettersi in gioco, sicché – nella finzione sono passati solo due anni – vola nella vecchia Europa quando annusa che dietro un mirabolante furto di gioielli all’aeroporto di Anversa c’è lo zampino dell’amico/rivale Donnie Wilson. Tutto sembra convergere verso il World Diamond Center di Nizza, impossibile da espugnare, anche se Donnie sembra aver trovato nuovi alleati nella banda internazionale della Pantera. Ma non tutto è come sembra. Specie dopo l’irrompere sulla scena di un feroce boss mafioso italiano che rivendica la riconsegna di un esclusivo diamante rosso a lui sottratto per errore.
A suo modo, “Nella tana dei lupi 2 – Pantera” si rifà ai film sulle rapine impossibili, da “Heat” a “Il colpo”, lasciando spazio, nelle intenzioni, anche alle psicologie dei personaggi. Ma certo Gudegast non è né Michael Mann né David Mamet, e del resto Butler, per quanto si sforzi, non possiede il carisma di Robert De Niro o di Gene Hackman; però ci prova, facendo un po’ il verso qui, mi pare, a certi maghi della rapina un tempo incarnati da Lee Marvin o Steve McQueen.
Girato in massima parte alle isole Canarie, in particolare a Santa Cruz de Tenerife, usata per “rifare” Nizza, il film, lungo ben 130 minuti, sfodera qualche passaggio fumoso nella trama, un sottotesto crepuscolare e non punta per fortuna solo sulle sparatorie, anzi: l’idea è di lavorare sulla tensione e la suspense, estraendo anche qualche situazione ironica dagli attori coinvolti, tutti a un passo dai cliché del genere (la sexy Evin Ahmed, il mafioso Fortunato Cerlino, il rassegnato O’ Sheah Jackson, eccetera).
Se piace la materia, non mancano sorprese, intoppi e rovesciamenti di campo, anche se a noi italiani farà un po’ sorridere vedere i carabinieri indossare strane divise probabilmente reperite in Spagna. La cronaca registra anche una curiosa battuta contro la Nato che non dispiacerà, immagino, al presidente Trump.

Michele Anselmi