L’angolo di Michele Anselmi
Donne della mia età, diciamo dai 68 in su, c’è un film su Netflix che vi consiglio caldamente. Perché custodisce un garbo speciale nel parlare di una condizione femminile piuttosto diffusa nella società occidentale. Si chiama “I’ll See You In My Dreams”, risale al 2015, credo che non sia mai uscito da noi. Lo scrisse e diresse Brett Haley, e mentre lo vedevo mi sono chiesto: perché qui in Italia nessuno saprebbe girare una commedia così? Ma è soprattutto l’attrice Blythe Danner, all’epoca 72enne e oggi sopra gli 80, che riempie da sola lo schermo e la storia, con una naturalezza elegante, sottile, spiritosa, non artefatta, facendo della sua Carol un personaggio degno di nota.
Danner è la madre di Gwyneth Paltrow, e forse la ricorderete moglie di Robert De Niro nella divertente serie nata con “Ti presento i miei”. Un’attrice sempre un po’ in disparte, raramente protagonista. In “I’ll See You In My Dreams”, cioè “sei nei miei sogni”, incarna una specie di pensionata, vedova e single, con figlia grande a New York, che vive in una villetta con piscina nel sud della California. È ancora attraente, ma la sua vita sembra essere scivolata in una quieta routine, rasserenata dalla presenza dell’amata cagna Hazel. Che di lì a poco dovrà fare sopprimere, essendo vecchia e malata, e a quel punto le giornate saranno ancora più vuote.
Certo ci sono le tre amiche del Golf Club con le quali beve, gioca a carte e fuma marijuana, accetta di partecipare a un patetico “speed dating”, e nel frattempo ha fatto amicizia con il tenero giovanotto barbuto addetto alla pulizia della che la invita a una serata di karaoke (da giovane lei era in una band). Ma il meglio deve ancora venire: grazie all’incontro inatteso con Bill, un fascinoso e schietto coetaneo coi baffoni e i bei capelli bianchi che possiede una barca chiamata “So What” in onore di Miles Davis.
Due anni dopo, nel 2017, su un argomento simile, Robert Redford e Jane Fonda avrebbero interpretato “Le nostre anime di notte”, dal romanzo di Kent Haruf, ma “I’ll See You In My Dreams” mi pare meglio riuscito, più calibrato nel mix tra ritratto di una condizione umana, romanzo sentimentale e tragedia incombente.
Merito appunto di Blythe Danner, che lavora di ironia e sottrazione, e degli altri interpreti coinvolti, a partire dal sempre carismatico Sam Elliott, e poi Martin Starr, Mary Kay Place, Malin Akerman…
“Non dirmi che come è andare in bicicletta. Io non so andare in bicicletta” scherza Carol quando deve decidere se andare a letto con Bill, avendo detto addio al sesso una ventina di anni prima. Ma, pur dentro uno stile convenzionale, il film non banalizza i temi della solitudine e dell’invecchiamento, lasciando affiorare un sentimento di stoica malinconia, che s’addice al volto gentile della protagonista.
PS. Mi raccomando, la versione in inglese coi sottotitoli.
Michele Anselmi