L’angolo di Michele Anselmi
“Il sesso a Creta non è una questione di vittime e predatori, semmai una guerra di logoramento in cui nessuno trova soddisfazione. Ma è una cosa molto sfumata da dire nell’epoca di #MeToo”. Lo scrive il critico Damon Wise su “Deadline” e trovo che abbia colto bene il senso e lo sguardo di “How to Have Sex”, il film di Molly Manning Walker che esce il 1° febbraio con Teodora e Mubi. La regia nonché direttrice della fotografia è inglese, ha trent’anni, e non v’è dubbio che abbia distillato nel suo primo lungometraggio, premiato a Un certain regard 2023, episodi autobiografici e chiacchiere con le amiche, come lei stessa ammette nelle interviste.
Siamo a Creta, anzi nella cittadina balneare di Malia, una sorta di frenetico e dionisiaco “divertimentificio” molto gettonato da giovani inglesi, maschi e femmine, in cerca di sballo sessuale continuo per una settimana. Tara, Skye e Em sono tre belle ragazze attorno ai vent’anni appena scese all’aeroporto di Candia: non vedono l’ora di fare il bagno al tramonto e di prendere possesso della loro camera in un piccolo complesso residenziale con piscina. Tara è ancora vergine, Skye è la più sexy e disinvolta, Em forse è lesbica. Sembrano tre cretine sciroccate e survoltate, ma forse è solo ansia da prestazione. Scommettono a chi scoperà di più in quei giorni assolati e in quelle notte alcoliche, ma si capisce subito che non sarà così semplice godersi l’avventura.
Tre connazionali, i maschietti infoiati Badger e Paddy più l’amica lesbica Paige, s’affacciano dal balconcino di fronte e sarà l’inizio di una frequentazione piuttosto animata, non particolarmente rischiosa nonostante una certa tensione nell’aria, a base di cibo ingurgitato e subito vomitato a causa degli infiniti “shottini”. Sarà uno dei due ragazzi a “spulzellare” Tara, di notte, complice una passeggiata sulla spiaggia, e non sarà per la fanciulla una bella esperienza da ricordare. Ma come dirlo alle amiche che attendono curiose di sapere?
Stile concitato, fotografia a luce naturale su tinte sgargianti degli abiti, sesso continuamente alluso ma non mostrato (nemmeno un nudo, addirittura), uno sguardo quasi fenomenologico su quella sorta di “pressione sociale”, per dirla con la regista, che presiede all’obbligo forsennato di “divertirsi” nell’eccesso ripetuto e agognato. Questo è “How to Have Sex”, anche se il titolo birichino poco mantiene le promesse, e forse è un bene. Qua e là affiorano – nel clima sovraeccitato della disinibita vacanza – malinconie, riflessioni, pensieri, un’idea di sconfitta, anche delle lacrimucce. Alla fine le tre ripartiranno più amiche e solidali dell’arrivo. Almeno così sembra.
Viene un po’ da pensare a “Spring Breakers – Una vacanza da sballo”, 2012, di Harmony Corine, anche se qui non ci sono di mezza gesta criminali per pagarsi il divertimento. Tutto è più realistico, in fondo anche mesto, tristanzuolo: un’esperienza di transizione.
Se interessa l’argomento, consiglio la versione in inglese coi sottotitoli, la voci molto contano nella tessitura sonora. Quanto alle tre villeggianti in fregola, Tara, Skye e Em sono rispettivamente incarnate da Mia McKenna-Bruce, Lara Peake e Enva Lewis, mentre Samuel Bottomley, Shaun Thomas e Laura Ambler danno corpo ai dirimpettai Paddy, Badger e Paige. Tutti immersi in una storia di gasate illusioni, corporali e mentali, che deve proprio interessare, altrimenti meglio lasciar perdere.
Michele Anselmi