“Anuja”, nome del cortometraggio, nonché della protagonista, è la commovente storia di una ragazzina di Delhi che lavora come operaia in una fabbrica, insieme alla sorella maggiore Palak. Anuja cerca di farsi valere per conseguire gli studi, cercando di sfuggire alla stessa povertà che sta distruggendo anche sua sorella maggiore. Il cortometraggio, scritto e diretto da Adam J. Graves e prodotto dalle note e talentuose attrici indiane Mindy Kaling (molto nota per il suo ruolo in “The Office”) e Pryanka Chopra-Jonas (“Matrix Resurrections”), riesce a restituire al pubblico 22 minuti di emozioni contrastanti, che oscillano tra speranza, rabbia e orgoglio. Del resto lo stesso corto riesce ad essere sia discreto che ambizioso, affrontando un tema delicato senza esagerazioni, arrivando allo spettatore in maniera delicata e rispettosa. Se si osserva bene, è lo stesso dualismo/contrasto che si riscontra in Anuja che, da un lato, necessita di grinta per sopravvivere nelle sue condizioni, dall’altro, ha pur sempre la tenerezza e la delicatezza di una bambina.
Non a caso, questa toccante storia ha ricevuto una candidatura agli Oscar nella categoria ‘Miglior cortometraggio’.
La protagonista, Anuja (interpretata da Sajda Pathan) ha appena dieci anni, anche se il suo capo (Nagesh Bhonsle), con il suo atteggiamento autoritario, la obbliga a dire di averne quattordici, per evitare la prigione, multe, o almeno per prevenire piccoli inconvenienti.
Anuja, tra una giornata e l’altra trascorse in fabbrica, si gode le piccole gioie di essere ancora una bambina, solo grazie alle responsabilità che Palak (interpretata da Ananya Shanbhag) ha assunto in totale autonomia e solitudine, dopo la morte della madre. Palak è sia amica che madre per la piccola Anuja, trasmettendole allo stesso tempo l’amore e la premura materni, ma anche la leggerezza che solo un’amica sa dare.
Dopo aver ricevuto una proposta da un insegnante che si è accorto del suo talento, offrendole la possibilità di accedere a un percorso scolastico, Anuja si troverà ad un bivio: dovrà decidere se perseguire la sua strada verso un futuro migliore (per se stessa e per sua sorella) o lasciarsi intimorire dal cambiamento, dalla reazione del suo violento capo, e abbandonarsi al suo crudele destino.
La storia è familiare; torna subito alla mente “Iqbal” di Cinzia TH Torrini, diventato il simbolo della lotta contro lo sfruttamento minorile. Proprio come in questo caso, l’intenzione è quella di raccontare una realtà che tutti conoscono, una consapevolezza delle società in ogni parte del mondo, ma che solo pochi realmente approfondiscono.
Guardare questo lavoro dovrebbe spingere il pubblico a riflettere sul fatto che esistono ancora molte Anuja e Palak; donne, ragazze, bambine che non hanno voce. Tuttavia, possiamo restituire loro una voce, parlandone e sensibilizzando tramite opere di intrattenimento come questa che non cercano di farci sfuggire dalla realtà, ma di farcela affrontare.

Noemi Calderone