C’è l’intelligenza artificiale, ma al cinema tornano gli indiani. Siamo nell’era della digitalizzazione, dei software, delle molteplici app. Dei professionisti dell’engineering e degli studenti italiani ventiquattro su ventiquattro su social network. Dei compiti svolti con la IPad, di articoli scritti con la IA (ridicolizzando così chi ha dedicato ore ed ore a studiare il greco e il latino). Ebbene, in questa era sempre più fagocitata da app, reti, con ragazzi robotizzati dal pensiero unico, il cinema propone un racconto su un mondo rurale, puro e lontano. Incontaminato e libero dalle mafie.
Perché “Il Mohicano” affronta proprio questo tema. Diretto da Frédéric Farrucci, il film, presentato alla 81ma edizione del Festival di Venezia, narra la storia di Joseph, un nativo della Corsica che alleva capre e si oppone alla vendita dei suoi terreni. Dalla Francia, come molte altre e ben più note rivoluzioni, giunge il grido di libertà. Di nuovo quel “Libertè!”, ma questa volta contro le mafie.
Certo la trama di per sé non è originale. Già nel film “Anna” di Marco Amenta, anch’esso presentato al Festival di Venezia, si affrontava il tema dei possedimenti terreni e dei loro proprietari in lotta con i coloni. Anna è l’indiana sarda, l’anomala, come Joseph, che rifiuta di vendere il terreno, auspicando così il ritorno ad un mondo rurale. E in entrambe le pellicole, girate in luoghi insulari, è potente l’invito a difendere orgogliosamente un mondo incontaminato e puro.
In sala dall’8 Maggio con un tour promozionale grazie a No.Mad Entertainment. Un film contro le Mafie, anche nell’era della digitalizzazione.
Alessandra Alfonsi