L’angolo di Michele Anselmi
Se vi piacciono le storie di spionaggio irte di colpi di scena e un po’ incasinate ad arte, be’ c’è da vedere “Rabbit Hole” su Paramount+. Protagonista Kiefer Sutherland, 56 anni, canadese di nascita, inglese di cittadinanza e americano per professione, il quale ha lasciato da tempo il cinema per reinventarsi sul piccolo schermo, come tanti prima di lui. Certo è lontano il Jack Bauer di “24” e seguiti, ma Kiefer, figlio di Donald, sa ancora come variare sul tema spy-action, rifacendo sempre un po’ sé stesso. Congegnata da John Requa e Glenn Ficarra, quelli di “This Is Us”, la serie in otto puntate è complicata per bene, in modo che lo spettatore non sappia mai bene a che punto sia la storia e cosa sta vedendo. L’attore è John Weir, un mago dello spionaggio industriale, con un team in chiave “Mission: Impossibile”; ma presto capirà di essere finito in un gioco più grande di lui, che ha per obiettivo la conquista degli Stati Uniti da parte di un ex collega del padre, super-agente della Cia, attraverso l’uso dei dati personali dei cittadini. L’inverosimile regna sovrano, ma il ritmo c’è, e Sutherland si mostra a suo modo vulnerabile, anche nel rapporto con la sventurata che finisce con lui nel mirino (è l’afroamericana Meta Golding) e col babbo ritrovato (è l’inglese Charles Dance). Tutto politicamente corretto, con tanto di asiatici e lesbiche, ma in fondo è giusto che sia così. Il titolo significa “La tana del coniglio”. Qui sotto, nel link, le notizie specifiche per chi volesse approfondire.
Michele Anselmi