L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Quella di Lala sul Welfare. Su uno Stato Sociale ideato da una ragazza di nome Lala, la giovane protagonista italiana con origine serba della docu-fiction diretta da Ludovica Fales. La sua Repubblica si basa sul concetto di cittadinanza, concepita come forma di indipendenza e di autoaffermazione. Pensata in modo collettivo dove ogni individuo è unito e accomunato dalla cooperazione e dalla solidarietà.

Realizzata grazie al contributo della Biennale Collage, la pellicola è il racconto di Lala, una ragazza-madre, non ancora maggiorenne, sfuggita agli orrori della guerra in Serbia. Approdata in Italia Lala si ritrova a vivere nella Roma più periferica ed estrema. Nel pieno degrado dei campi Rom e delle roulotte. In una Roma pasoliniana dove la scena d’amore più delicata ed intensa è il bacio tra due coetanei in uno sfasciacarrozze.

Ma Lala, nonostante questo degrado, continua a sognare come le sue amiche coetanee, anche loro sfuggite agli orrori della guerra. Senza aver ottenuto il riconoscimento di profuga, sogna di poter avere una casa, di aver un lavoro in una pizzeria e, infine, di aver un passaporto.

“Lala” è una docufiction basata su un racconto collettivo e costruita in modo originale Quasi fosse uno nuovo sperimento del linguaggio cinematografico. Nelle scene di maggior pathos, come l’arrivo degli assistenti sociali o del bacio in uno sfasciacarrozze, la regista intervalla le sequenze di fiction a quelle documentariste realizzando un metacinema. I protagonisti rimangono sempre i protagonisti della pellicola: ma da attori di fiction si trasformano, con una veloce dissolvenza in bianco, in attori di un documentario e interagiscono direttamente con la regista rispondendo alle sue domande. Tra sogno e realtà. In sala dal 25 Gennaio con le musiche curate dagli Assalti Frontali.

Alessandra Alfonsi