L’angolo di Michele Anselmi
Già Leone d’oro alla Mostra di Venezia 2023 e probabile vincitore agli Oscar nelle categorie principali, giovedì 25 gennaio arriva finalmente nelle sale italiane “Poor Things”, che però da noi si chiama, meno efficacemente, “Povere creature!”, perché così fu tradotto il titolo del libro scritto nel 1992 dallo scozzese Alasdair Gray. Il film bizzarro, oltraggioso, spiazzante, irriverente, può molto piacere o molto irritare; e del resto il regista cinquantenne Yorgos Lanthimos è abituato a dividere il pubblico, anche ora che può usufruire di una solida reputazione hollywoodiana.
In ogni caso l’attrice americana Emma Stone, 34 anni, già toccante in “La La Land”, è davvero formidabile in “Povere creature!”. Il sodalizio artistico tra lei e Lanthimos, cominciato nel 2018 con “La favorita”, si rinnova qui nel migliore dei modi.
Trattasi, per sintetizzare, di variazione sul tema del dottor Frankenstein, ma è solo una suggestione. Una delle sventurate creaturine evocate dal titolo viene ribattezzata Bella Baxter. Da dove viene e perché si muove così, come una specie di marionetta disarticolata, tutta scatti e parole incomprensibili? Tutto merito/colpa del chirurgo Godwin Baxter, che un po’ si sente Dio a partire dalla prima metà del nome. Ha compiuto un audace esperimento su una giovane donna suicida ripescata esanime sulla riva del fiume, impiantando nella sua testa il cervello del feto che portava in grembo.
Il risultato è appunto Bella: dai lunghi capelli corvini e dal corpo flessuoso. Lei sembra una bambina fisicamente cresciuta, è vorace, imprevedibile e capricciosa; e quando scoprirà i piaceri dell’orgasmo, toccandosi sbadatamente fra le gambe, tutto cambierà.
Il film parte in un bianco e nero di sapore gotico, quasi espressionista, e certo le vistose cicatrici sul volto dello “scienziato” evocano abominevoli pratiche chirurgiche subite. Ma poi arriva il colore, sgargiante e vivido, dentro una fantasiosa ricostruzione scenografica in stile primo Novecento o giù di lì che oscilla tra art-déco e modernismo, meraviglie della tecnica e fosche pratiche anatomiche.
A mano a mano che riprende possesso dei propri movimenti, Bella ambisce a conoscere il mondo, fuori da quella gabbia; e così sarà, con l’aiuto dell’avvocato Duncan Weddenburn, soggiogato dalla sessualità sfrenata della fanciulla, anche dal suo essere così naturale, sboccata, ribelle, ingovernabile. Ma lei presto si stanca di quell’uomo possessivo, vuole vivere ancora più liberamente, contro ogni convenzione sociale, infatti finisce col fare la puttana, la più gettonata, in un bordello parigino. Intanto il destino le prepara un brutto scherzo, per la serie: il passato che non passa.
“Povere creature!” è un film che può irritare, se preso per il verso storto storto, oppure molto divertire, oltre l’esercizio di stile. In fondo Lanthimos racconta, letteralmente, la “resurrezione” di una giovane donna, e insieme un orgoglioso processo mentale e fisico che la porterà ad essere artefice della propria esistenza, sessualmente ardita e intellettualmente emancipata, insomma una creatura migliore.
Emma Stone, come si diceva, è prodigiosa nel restituire la forsennata sensualità della sua Bella, quel senso di anarchica sfrontatezza capace di annichilire gli uomini che vorrebbero solo godersela; ma anche il resto del cast bene si adegua al tono generale, folleggiante e malizioso: da Willem Dafoe, lo scienziato deforme che piega la natura ai propri desideri, a Mark Ruffalo, nei panni e sotto i baffi di Duncan mesmerizzato dall’irruenza incoercibile di quella donna, passando per Ramy Youssef, ovvero il dottorino Max McCandless, davvero innamorato di Bella.
Il film, targato Disney-Searchlight, dura 140 minuti, ma vi assicuro che, passato lo spaesamento iniziale per quel mix torvo di musichette dissonanti e corpi squartati, ci si appassiona alla fantasiosa parabola sui miracoli della “scienza”. Se poi lo trovaste in inglese coi sottotitoli, il piacere aumenterà. Qui il trailer del film in inglese.
Michele Anselmi