Un thriller psicologico ed oscuro è la prima opera di Benoit Delhomme che, con due attrici di spessore, come Jessica Chastain e Anne Hathaway, arriva nelle sale italiane venerdì 9 maggio. Il film è stato vietato ai minori di 14 anni, una scelta insolita, ma giustificata. Nonostante la sua innocua facciata, nasconde un lato inquietante capace di turbare anche le menti più mature.
“Mothers’ Instinct”, tratto dal romanzo “Doppio Sospetto” di Barbara Abel, è ambientato in una periferia urbana degli Stati Uniti nei primi anni ‘60. Tratta la storia di due donne, nonché madri, amiche e vicine di casa. Dopo un tragico incidente che coinvolge uno dei loro figli, il loro rapporto perfetto è però destinato a sgretolarsi lentamente, senza possibilità di ritorno. Ansia, sospetto e manipolazione tessono le fila di una narrazione disturbante, che non sembra voler trattare solo di maternità o perdita, ma anche di salute mentale.
Una tensione crescente avvolge la narrazione, lasciando lo spettatore in uno stato di smarrimento ed incertezza. Costantemente sospeso tra le due versioni dei fatti presentate dalle protagoniste, fatica nel prendere posizione. Entrambe le donne oscillano tra innocenza e colpevolezza: quale delle due è mentalmente instabile? E quale potrebbe rappresentare una potenziale minaccia per coloro che la circondano? Una gelida risposta non tarderà ad arrivare per mezzo di un finale capace di portare rabbia anche nel più fermo degli spettatori.
“Mothers’ Instinct” non solo riesce a trasportare lo spettatore nella visione paranoica di Alice, così come nei momenti depressivi di Céline, ma offre uno sguardo anche alla dimensione dei loro mariti. Questi, oltre a non riconoscere il lato più sensibile e visionario delle loro mogli, lo ignorano e sminuiscono. Una dinamica che perseguita le donne da millenni. Eppure, lo spettatore, indipendentemente dal genere, alla fine del film sarà portato a sottovalutare una delle due protagoniste, considerandola pazza e non meritevole di ascolto in varie fasi della pellicola.
Inoltre, viene mostrato come il trauma della perdita di un figlio, in un determinato contesto può equivalere alla perdita della propria identità. La protagonista vive una società patriarcale, dove il ruolo di madre è ciò che le permette di ottenere riconoscimento e valore. Dunque, cosa resta di lei senza suo figlio? Lo smarrimento identitario, il senso di colpa e la vergogna per non aver adempiuto ai propri doveri vengono rappresentati in modo complesso attraverso crisi e psicosi, brillantemente interpretate dalle due attrici.
Dal punto di vista tecnico, il film si distingue per una fotografia e una regia di alta qualità. L’uso di colori pastello, in netto contrasto con una narrazione cupa, rendono l’opera ancora più inquietante. Nonostante le poche ambientazioni e lo scarso numero di personaggi, il susseguirsi di colpi di scena e una costante suspense rendono questo noir particolarmente avvincente.
Francesca Ganzinelli