Trent’anni fa al Festival di Cannes veniva presentato in concorso ‘’Naked – Nudo’’, col quale il regista Mike Leigh conquista il premio per la miglior regia e il protagonista David Thewlis si aggiudica il premio per la miglior interpretazione maschile.
Una macchina da presa si avvicina traballante verso un vicoletto dove Johnny sta violentando una donna. Raggiunto il suo scopo, l’uomo ruba una macchina e scappa via direzione Londra. Lì a non-aspettarlo c’è la sua ex Louise e la sua coinquilina Sophie che viene subito ammaliata dal protagonista grazie a sillogismi, flussi di coscienza e domande che lasciano l’amaro in bocca: «Hai mai pensato, insomma, e tu non lo sai, ma potresti aver vissuto tutti i momenti più belli di questa vitaccia merdosa e tutto quello che ti resta sono soltanto anni di dolore e malattie?».
Il personaggio di Johnny è iconico, spettinato, pensante e pensieroso nel suo cappotto lungo e con una sigaretta sempre accesa, un uomo che vive alla giornata con quel fascino da poeta maledetto e che detesta i giovani londinesi working class hero(es) – per citare una canzone di John Lennon e rimanere in tema Gran Bretagna – intenti a vivere una vita ordinaria. A differenza loro, il nostro antieroe è un flâneur, un non-scrittore la cui potenza si traduce (diversamente da Baudelaire) non in poesia e letteratura, ma solo in morsi di vita.
Johnny come un antropologo è intento a studiare e scoprire la fauna urbana, corpi più che uomini «fabbriche-rosee-mollicce» che passeggiano nella vita e lavorano in «camere a gas simpaticamente post-moderne». La co-protagonista del lungometraggio è Londra, la capitale britannica è ‘’fognosa’’, delinquente e sotterranea dove «dovunque tu sia […] non sei comunque a più di dieci metri da un topo».
Un film crudo nel quale i personaggi sono messi – come il titolo – a nudo. Johnny è volgare, sgarbato e maschilista, ma non si può fare a meno di tifare per lui: «non mi annoio mai, questo è un problema vostro, voi vi annoiate sempre. Vi è stata spiegata la natura e vi ha annoiato, […] vi è stato spiegato come funziona l’universo e guarda un po’ vi ha annoiato anche quello, così adesso vi dannate a cercare divertimenti da quattro soldi e non ve ne frega un pezzo di cazzo se sono idioti-volgari, l’importante è che siano nuovi […] e con le lampadine di tanti colori, di’ quello che ti pare, ma non che mi annoio». Una pellicola ancora attuale e forse oggi più che mai dove tra fast food, fast fashion, riscaldamento globale, inquinamento e Instagram Stories ci stiamo scordando che «l’evoluzione non è certo conclusa, l’uomo non è la totalità né il fine ultimo di tutto».
Giuseppe Annecchino