L’angolo di Michele Anselmi
Peccato non poter consultare l’Archivio storico dell’Unità (io perlomeno non ci riesco, altri ex colleghi sì, non so come facciano). Avrei riletto volentieri quanto scrissi su “l’Unità”, direi nel 1999, a proposito di “A Civil Action” di Steven Zaillian, prodotto da Robert Redford, interpretato da un cast prodigioso: John Travolta ancora coi capelli, Robert Duvall, James Gandolfini, William H. Macy, Kathleen Quinlan, John Litghow, Dan Hedaya e molti altri.
Il film è nel menù di Paramount+ e se vi piacciono le toste vicende processuali ispirate alla realtà, be’ “A Civil Action” fa per voi. Appartiene a quel glorioso filone di denuncia civile che ha prodotto, negli anni, film come “Silkwood” di Mike Nichols, “Erin Brockovich” di Steven Soderbergh, “Promise Land” di Gus Van Sant, “Cattive acque” di Todd Haynes, solo per dirne alcuni; insomma storie vere, verissime, che ricostruiscono un qualche atroce misfatto ai danni della collettività perpetrato da grandi gruppi industriali capaci di farsi difendere dai più potenti avvocati dell’Unione.
Il caso in questione riguardò un piccolo centro a nord di Boston, Woburn, dove, dal 1979 in poi, otto ragazzi avevano cominciato a morire di leucemia per aver bevuto l’acqua del rubinetto, contaminata e resa tossica dagli scarichi di una conceria e di due grandi industrie: la Beatrice Foods e la WR. Grace & Co. L’avvocato rampante Jan Schlichtmann, appunto Travolta, pensa che sia una causa facile da vincere e molto remunerativa, oltretutto di forte impatto mediatico, capace di dare fama al suo piccolo studio bostoniano; invece le spese lievitano mese dopo mese e una volta arrivati al processo per l’avvocato è l’inizio della fine, con tanto di bancarotta e perdita di ogni proprietà.
Rimasto solo e oberato di debiti, Schlichtman continuò comunque a raccogliere testimonianze sull’accaduto, tanto da convincere l’Epa (l’Agenzia federale per la protezione dell’ambiente) ad assumere il patrocinio per l’appello. Alla fine la causa viene vinta, con un risarcimento di 69,4 milioni di dollari per le famiglie di Woburn e la chiusura della conceria.
Rivisto ventiquattro anni dopo, “A Civil Action” mi sembra ancora vigoroso, interessante e per nulla convenzionale, a suo modo pessimista sul sistema giudiziario americano e la possibilità di accertare la verità nei tribunali: il fermo immagine finale sul viso di Travolta ridotto sul lastrico spiega molto.
Ma è soprattutto Robert Duvall, nei panni dell’avvocato Jerome Facher, ovvero il mastino di una delle due industrie, a impadronirsi del film, cesellando quel personaggio tra cinico ed eccentrico, dai costumi sobri, con la cartella a pezzi, molto Harvard-style, dal grande potere mai esibito. In sottofinale appare anche Sydney Pollack, fa l’arrogante vicepresidente della Grace, a ricordarci quanto fosse bravo pure come attore oltre che come regista di film indimenticabili.
Michele Anselmi