In un futuro post-apocalittico, tutto ciò che è rimasto della popolazione umana sono diecimila persone, che vivono in un gigantesco silo sotterraneo. Il mondo esterno è desolato e spoglio, l’atmosfera velenosa, ed uccide in pochi minuti chiunque la respiri. Una trama comune a tanti racconti di fantascienza quella di “Silo”, nuova serie originale Apple Tv, ma è solo la premessa da cui parte per costruire il suo universo intricato e misterioso. Ideata da Graham Yost e composta finora da 10 puntate, è tratta da una serie di romanzi, la “Trilogia del silo” di Hugh Howey.

Nell’enorme struttura che ospita le vicende si è sviluppata nel tempo una società autosufficiente, in cui ogni individuo svolge una funzione all’interno del sistema. A vigilare su di loro ci sono i Giudiziari, coloro che detengono il potere, e che formalmente garantiscono la sopravvivenza dell’umanità. Va tutto per il meglio fino a quando la meccanica Juliette Nichols (Rebecca Ferguson) viene nominata Sceriffo, contro ogni previsione. La scelta è stata effettuata dal precedente Sceriffo, come solitamente accade, ma non trova l’accordo dei Giudiziari, che vedono in lei una personalità troppo ribelle. Ed infatti Juliette, invece di mantenere l’ordine, utilizza la sua posizione per risolvere una questione di carattere personale: scoprire se il suo compagno George (Ferdinand Kingsley), apparente suicida, sia stato in realtà assassinato. Il ragazzo infatti, prima della morte, aveva iniziato a chiedersi quale fosse la reale natura del silo, ed era entrato in possesso di un hard drive illegale contenente importanti segreti su di esso e sul mondo esterno. Ma mentre Juliette si insedia nel suo nuovo ruolo, altre morti misteriose seguono quella di George. Seguiamo così le indagini della protagonista, sia su quei decessi che su ciò che il compagno aveva scoperto, sempre tenuta sotto controllo dai Giudiziari, che tentano in ogni modo di ostacolarla.

La serie riprende per tematiche alcuni topoi della fantascienza, da “1984” a “Snowpiercer”, come il controllo dello Stato sui singoli individui, il mondo esterno tossico e pericoloso, l’umanità che si reinventa per sopravvivere. Ad arricchire la storia ed il mistero c’è un mondo narrativo curato nei suoi dettagli. Il silo ha così una propria storia e proprie leggi, una mappa fatta di passaggi segreti, personaggi ognuno in possesso di una porzione di verità. Verità che Juliette, che incarna l’elemento disfunzionale da eliminare, ricostruisce pian piano, attraverso dialoghi con gli altri personaggi, ricordi, perquisizioni all’interno della struttura. Il tutto è dipinto da una fotografia scura e sui toni del verdastro, quasi polverosa, che restituisce la claustrofobia di quel luogo seppur immenso. C’è poca azione, non è necessaria, né una violenta ribellione delle masse. Al loro posto, il racconto di una lenta presa di coscienza dei pochi che vogliono guardare al di là delle apparenze, e mettere in discussione la narrazione sul mondo di coloro che sono al potere. E soprattutto, capire se il silo è davvero nato per proteggerli, e se c’è una vita all’esterno che gli è sempre stata negata.

Martina Genovese