“Il terremoto non uccide, sono le case che crollano e uccidono”. Possono sembrare parole provocatorie, ma non sono altro che i pensieri spontanei di Viola (Francesca Raffone), una bambina di dieci anni, che vive la distruzione della sua piccola comunità a causa del sisma come un’opportunità per instaurare finalmente contatti umani, per esplorare, per andare alla ricerca dell’altro. Viola è il simbolo della voglia di vivere e di scoprire, nonostante tutto.
È così che “Superluna” di Federico Bondi, fuori concorso al Festa del cinema di Roma, sceglie di raccontare gli eventi drammatici che hanno colpito il Centro Italia nel 2016. E lo fa con cognizione di causa, partendo proprio dalle testimonianze raccolte da bambini e docenti di una scuola elementare di Norcia, in Umbria. Ciò che più colpisce Bondi non sono le parole degli adulti, ma i racconti quasi fiabeschi dei bambini, che danno colore alla carta per poter esprimere le loro emozioni. “Molti di loro avevano tentato anche di dare un volto al terremoto attraverso segni, grafici, disegni. Ce ne fu uno in particolare che mi impressionò: era un palazzo quasi del tutto crollato. Era rimasto soltanto un muro della facciata principale di un rosso molto intenso. Fuori una famiglia integra: padre, madre e due bambini. E poi una finestra chiusa azzurrissima che sembrava un occhio”, racconta il regista.

Proprio da quest’occhio azzurrissimo nasce l’idea di “Superluna”. Il punto di vista di Viola ci mostra la storia da una prospettiva diversa, meno drammatica, più speranzosa. È un inno al futuro. In un contesto di assenza totale persino dei beni di prima necessità, come lavarsi, Viola riscopre, insieme alla sua amica e coetanea Anna (Olivia La Terra Pirré), l’importanza dei rapporti umani e dell’ascolto. Le bambine si addentrano insieme in un mondo naturale mai esplorato prima, si perdono tra le sorprese del bosco e si lasciano andare alla spontaneità del gioco. Gli adulti, pieni di ansie e preoccupazioni, già scossi prima del verificarsi del sisma, riscoprono, grazie alla tenerezza delle bambine, l’arte dello stare insieme. Si raccolgono a chiacchierare e scherzare intorno al fuoco, mangiano insieme, fanno attenzione gli uni ai bisogni degli altri, ma soprattutto imparano ad ascoltare. Questa esperienza insegna loro quanto l’empatia e la vicinanza possano alleviare persino i peggiori stati d’animo, le peggiori disgrazie.

“Superluna” è anche un invito ad abbattere i muri invisibili ma sempre più alti tra le persone, ad alzare finalmente lo sguardo dai nostri telefoni e a rivolgerci alla luminosità del cielo. “Io ho amici con figli che non vogliono uscire, non vogliono misurarsi con gli altri. E invece qui abbiamo due bambine che non fanno altro che aprirsi agli altri, che inseguono l’altro, perché è l’unico modo per capirsi, conoscersi. Bisognerebbe recuperare questa dimensione dell’altro, dell’ascolto. E stare attenti, perché siamo così distratti dai dispositivi vari”, commenta Bondi. Il tema della bivalenza della tecnologia, con aspetti positivi e negativi in continuo contrasto, è molto presente in scena. La sveglia di un telefono può aiutare il maresciallo (Adriano Chiaramida) a ricordarsi di prendere le sue medicine. Può anche abbattere la distanza tra madre e figlia, come nel caso di Viola e sua madre (Anna Bellato), ricoverata all’ospedale perché agli sgoccioli della gravidanza. Ma può anche essere terreno di brutte scoperte: è proprio tramite un cellulare che Viola scopre la relazione segreta del padre (Fabrizio Rongione) con un’altra donna. E dopo questa scoperta, Viola decide di rifugiarsi nel luogo per lei più accogliente, la natura. Questo sottolinea quanto a volte ciò che l’essere umano crea, come una casa, un telefono, possa essere anche la sua stessa condanna. Il telefono, una volta spento, ci lascia soli con noi stessi. La casa, che dovrebbe tenerci al sicuro, crolla. L’unica cosa che resta sono le persone.

Come scrisse Kierkegaard, “la luna è la coscienza della terra”, ci osserva e ci accompagna lungo la nostra vita. Allo stesso modo, questa Superluna è un faro di speranza in un mondo buio e incerto.

Giulia Pusceddu