L’angolo di Michele Anselmi

“Perché non sappiamo quali bestie sogni la notte, quando le sue ore diventano così lunghe che nemmeno Dio riesce a restare sveglio”. Attribuita a Hildred Castaigne ma in realtà coniata dalla sceneggiatrice e regista Issa López, la frase in esergo apre la quarta stagione di “True Detective”, sottotitolo “Night Country”, il cui primo dei sei episodi si può vedere su Sky Atlantic e su Now (produzione Hbo) da lunedì scorso. Frase enigmatica, anche piuttosto minacciosa, che rinvia, sotto forma di citazione erudita per i fan più sfegatati, alla prima stagione di “True Detective”, quella del 2014, con Woody Harrelson e Matthew McConaughey protagonisti.
Dalla Louisiana afosa e umida di quell’esordio fulminante, poi vennero la California e l’Arkansas con la seconda e terza serie, siamo passati alla glaciale e oscura Alaska, dove la luce solare scompare il 17 dicembre, a un passo dal Natale, e tutto diventa, se possibile, più fosco, tetro, ghiacciato. L’immaginaria cittadina di Ennis è stata “ricostruita” in Islanda, e lì ha girato per mesi la troupe, con l’aiuto della neve finta prodotta dai macchinari da cinema.
Bisogna riconoscere che il primo episodio, Sky purtroppo ne trasmette uno alla settimana, non delude. Stavolta la coppia di detective è tutta femminile: c’è la tosta e matura Liz Danvers, ovvero Jodie Foster; e c’è l’irruente e giovane Evangeline Navarro, ovvero Kali Reis. L’una, capo della polizia locale, è bianca; l’altra, retrocessa ad agente, appartiene alla comunità iñupiat. Si conoscono e un po’ si detestano, ma è chiaro che, strada facendo, troveranno il modo di intrecciare i rispettivi talenti di investigatrici.
Come capita in queste storie poliziesche di ambientazione nordica, con una spruzzata di “Fargo”, un senso di isolamento coatto e di follia alcolica grava sulla vicenda criminale. Che prende le mosse dalla scomparsa degli otto scienziati chiusi nella remota stazione di ricerca artica di nome Tsalal. Chi li ha rapiti e perché? Solo una lingua di donna, mozzata, è stata ritrovata sotto un tavolino, mentre nessuno riesce a far tacere lo schermo televisivo dove il giovane Matthew Broderick di “Una pazza giornata di vacanza”, 1986, balla e canta sulle note della beatlesiana “Twist & Shout”.
Proprio quella lingua rimanda a un caso irrisolto di parecchi anni prima, quando una militante ecologista iñupiat venne ritrovata cadavere, orribilmente trafitta e sfigurata, proprio da Navarro. La vittima si batteva per la chiusura della miniera sulla quale poggiava e poggia tutta l’economia di Ennis, quindi era poco amata in città.
Un’ombra di spiritualismo maledetto, tra visioni, allucinazioni, sortilegi e macabri ritrovamenti, s’allunga sulla vicenda che promette parecchi colpi di scena. E bisogna d’ora che la 61enne Jodie Foster, dall’età esibita senza ritocchi, attribuisce la giusta grinta al suo personaggio, pragmatico ma forse roso da qualche senso di colpa. Mentre Kali Reis fa di Navarro, dal corpo atletico e tatuato, incline al sesso disinvolto, una poliziotta decisa a risolvere entrambi i casi, si direbbe l’uno incastrato nell’altro.
Naturalmente consiglio, come sempre, di vederlo in originale coi sottotitoli: la voce di Jodie Foster fa tutt’uno col suo fisico asciutto e i suoi zigomi squadrati.

Michele Anselmi