“The Beast in Me”, in otto episodi, spinge i protagonisti e gli spettatori insieme a loro a fare i conti con la propria oscurità. Agatha Wiggs è un’autrice affermata che, dopo la perdita del figlio Cooper e a seguito della rottura con la moglie, si chiude in sé stessa, la produzione letteraria si arresta, la creatività svanisce e la sua vita appare immobile, in stallo. La routine in cui Aggie sembra essere intrappolata viene interrotta dall’arrivo del suo nuovo vicino, Nile Jarvis. Jarvis è un imprenditore immobiliare facoltoso e magnetico, avvolto da un alone di mistero: la sua prima moglie è scomparsa e tutti lo credono responsabile. Il primo incontro con Nile genera in lei un insieme di sentimenti contrastanti: repulsione, attrazione, inquietudine e fascino.
Aggie, da tempo bloccata sul tema del suo libro, su consiglio del nuovo vicino, decide di cambiare il soggetto del racconto: da Ruth Bader Ginsburg a Nile Jarvis, convinta del fatto che riprendere l’attività lavorativa possa permetterle di riconquistare il controllo sulla propria vita; tuttavia, nel tentativo di recuperare sé stessa, finisce per perdersi nell’identità di un altro. Il legame con Nile è un continuo movimento di avvicinamento e rifiuto, un rapporto che diventa lo specchio delle sue angosce più radicate. Il rapporto tra Aggie e Nile diventa lo spazio di scontro tra due interiorità che si riflettono l’una nell’altra, rendendo il confine tra vittima e carnefice sempre più labile. Jarvis resta una figura indecifrabile: persuasivo e inquietante, fragile e stratega, autentico e ingannevole.
La sua personalità è seducente tanto che porta anche lo spettatore a chiedersi quale sia la sua vera identità e se è davvero il responsabile di ciò di cui lo incolpano.
Uno dei punti di forza di “The Beast in Me” sta nel rifiuto delle strutture narrative convenzionali, ogni episodio introduce un elemento o una rivelazione capace di ridefinire tutto ciò che è avvenuto. Lo spettatore non si concentra tanto sulla risoluzione di un enigma, piuttosto cerca di capire e analizzare i sentimenti controversi che dominano le personalità dei protagonisti.
Particolarmente emblematica è la scena in cui Aggie, a sua insaputa, trova a casa una bozza del libro che sta scrivendo, rivista e corretta da Nile (significativa è la modifica apportata al titolo che viene modificato da “The Beast and Me” a “The Beast in Me”).
La “bestia” non è un nemico esterno da smascherare, bensì una parte di noi che siamo costretti a riconoscere, ad accettare, anche quando sarebbe più semplice incolpare gli altri, ignorandola, facendo finta che non esista. È proprio questo istinto bestiale il fil rouge tra protagonista e antagonista, il tratto comune che inquieta e appassiona la scrittrice a raccontare del carnefice. Su Netflix.

Clara Chiusuri