“Kraven – Il cacciatore” è stato distribuito nelle sale lo scorso 11 dicembre. Diretto da J. C. Chandor e basato sull’omonimo personaggio di Marvel Comics, è il sesto e ultimo film del Sony’Spider-Man Universe (SSU), il frachise incentrato su una serie di film spin-off relativi ai nemici di Spider-Man.
Kraven, il cui vero nome è Sergei Kravinoff, è un celebre personaggio dei fumetti Marvel Comics. Creato da Stan Lee e disegnato da Steve Ditko, ha fatto il suo debutto nel numero 15 di “The Amazing Spider-Man” nell’agosto del 1964.
Kraven è rappresentato come un cacciatore di grande prestigio, ossessionato dal desiderio di dimostrare la propria superiorità sconfiggendo Spider-Man, il trofeo definitivo per consolidare il suo titolo di miglior cacciatore al mondo. Pur essendo spesso arrogante e pieno di sé, Kraven mostra un forte senso dell’onore, trattando i suoi avversari con rispetto fino a quando non ne dimostrano l’indegnità; sviluppando persino una certa stima nei confronti dell’Uomo Ragno dopo numerosi scontri che l’hanno visto vittorioso.
Dopo la morte della madre, Sergei Kravinoff e il fratellastro Dmitri vengono affidati al padre Nikolai, che inizia a prepararli per ereditare il controllo delle sue attività di traffico di droga. Durante una battuta di caccia in Africa, Sergei, nel tentativo di proteggere Dmitri da un leone, viene gravemente ferito. In punto di morte, viene soccorso da una giovane donna di nome Calypso. La ragazza, seguendo una profezia ricevuta dalla nonna secondo cui avrebbe salvato un uomo destinato a ottenere un potere straordinario, somministra a Sergei un siero misterioso prima di chiedere aiuto. Prima di andarsene, lascia accanto a lui una carta dei tarocchi come segno. Sedici anni dopo, Sergei si è trasformato in Kraven.
Fin da subito è emerso il disappunto del pubblico, accompagnato da critiche non solo al film, ma all’intera impostazione della saga dedicata agli antieroi dell’universo di Spider-Man. A eccezione del successo iniziale del primo “Venom”, i capitoli successivi non sono riusciti a soddisfare le aspettative, deludendo sia sul piano della sceneggiatura che della regia. “Kraven”, in particolare, sembrava avere tutte le premesse per riuscire, ma viene presentato in modo così approssimativo e superficiale da far tirare quasi un sospiro di sollievo al pensiero che sia l’ultimo della serie.
I punti di forza? Non mancano e, nonostante tutto, resta il fascino e la complessità del personaggio originale, quello che conosciamo dai fumetti.
A sorreggere la narrazione è la brillante performance di Aaron Taylor-Johnson che porta in scena un protagonista intenso e carismatico, intrappolato in un conflitto interiore tra il peso dell’eredità paterna e un profondo richiamo verso la natura selvaggia, che definisce la sua identità.
È innegabile la particolarità di un film che, pur affrontando temi come magia, occulto, superpoteri e personaggi fantascientifici, riesce comunque a mantenere un forte legame con la realtà. La pellicola esplora questioni universali che spesso tormentano l’essere umano, come una relazione complicata con il padre o il desiderio di riscatto personale. Certo, non mancano alcune lacune, ma il carattere “relatable” dei personaggi riesce comunque a emergere con forza.
Noemi Calderone