L’angolo di Michele Anselmi
Se vi piacciono le serie western in salsa contemporanea, e soprattutto se siete abbonati a Paramount+, consiglio caldamente “Joe Pickett”, sulla piattaforma da alcuni mesi (prima e seconda stagione). Ci sono arrivato per caso, dopo aver finito “Operazione speciale: Lioness”, forse richiamato dall’ambientazione boschiva, appunto vagamente western o meglio neo-western, un po’ alla maniera di “Yellowstone”, “Justified” e “Longmire”, per rendere l’idea.
La prima stagione, dieci puntate di circa 50 minuti l’una, parte un po’ sottotono, ma subito capisci che sta per succedere qualcosa di terribile che metterà a dura prova la calma tormentata di Joe Pickett, il nuovo guardiacaccia, in gergo “game warden”, appena arrivato nella cittadina di Saddlestring, cuore montagnoso del maestoso Wyoming. Pickett sembra un tipo maldestro, poco avvezzo a maneggiare le armi, uno che non cerca rogne e vuole fare onestamente il proprio mestiere in quei paesaggi mozzafiato; ma un giovane bracconiere locale, uno di quelli ridotti in miseria, pieni di figli e dall’aspetto minaccioso, modello “white trash”, gli giura vendetta per essere rimasto senza licenza di caccia. Tutto si complica quando quello svalvolato sarà ritrovato morto, trafitto da una freccia avvelenata, sopra una catasta di legna a pochi metri dalla casa di Pickett.
Non saprei dire, come pure ho letto, se “Joe Pickett” aggiorni la storica serie “La casa nella prateria”, francamente non mi pare. Un clima di minaccia permanente grava sulla famiglia del guardiacaccia, composta dalla moglie Marybeth, ex avvocata incinta, dalle figlie Sheridan e Lucy e dalla suocera già ricca e viziata; e intanto scopriamo che Pickett, al quale piace essere sottovalutato forse anche per spiazzare gli avversari, custodisce dentro di sé una vicenda infantile di violenze e pressioni familiari.
L’eroe/antieroe è incarnato da Michael Dorman, un viso dall’espressione imperscrutabile al quale ti affezioni pian piano, mentre la moglie, solare, solidale ed energica, è interpretata da Julianna Guill. Creato da Drew Dowdle e John Erick Dowdle sulla base di alcuni romanzi di Charles James Box jr, “Joe Pickett” gioca con gli ingredienti tipici del genere: la natura non poi così incontaminata per le risorse che custodisce, lo sceriffo corrotto che vuole essere rieletto, sciroccati di paese, l’ex guardiacaccia al soldo di speculatori locali, un “survivalista” con l’arco che alleva falchi, cavalli da film western e macchinone da fuoristrada, una certa atmosfera tra macabra e poliziesca.
Io consiglio caldamente di vedere, sono alla metà della prima stagione e molto curioso di capire come si metteranno le cose per l’impavido e razionale guardiacaccia che sognava sin da bambino quella vita e ora non sa più bene come proteggere la propria famiglia.
Michele Anselmi