L’angolo di Michele Anselmi
Domanda: come si può passare da un capolavoro come “L’ufficiale e la spia” a una cosuccia come “The Palace”? Sono passati cinque anni e magari l’età si fa sentire, anche se Roman Polanski è uno splendido novantenne, di fisico e di testa. Vero è che la commedia non è mai stato il suo forte, neanche “Per favore non mordermi sul collo!” e “Che?”, a mio parere, resistono all’usura del tempo rispetto ai suoi titoli migliori, e sono tanti.
Dopo il passaggio alla Mostra veneziana, “The Palace” esce giovedì 28 settembre, targato Rai Cinema, e magari, fuori dall’agone festivaliero, il film troverà un suo pubblico meno esigente. Dal Lido scrissi che la commedia, un po’ in stile “Vacanze di Capodanno a Gstaad”, sfodera in tratto vagamente vanzinesco, un po’ da cinepanettone, sia pure di lusso e d’autore. Siamo in zona divertissement, dentro una coloritura grottesca, pure farsesca. Il regista franco-polacco conosce bene il Palace in questione, non fosse altro per aver passato in quell’hotel esclusivo, incastonato in un’innevata valle svizzera e risalente ai primi del Novecento, molte vacanze. La commedia, scritta dal regista insieme ai colleghi polacchi Jerzy Skolimowski e Ewa Piaskowska, racconta con toni disinibiti e burleschi le dodici ore che precedono il rintocco di mezzanotte del 31 dicembre 1999: una ”fin du siècle” particolare, all’insegna del “millenniun bug”, anche se poi non accaddero sfracelli tecnologici e finanziari.
L’incipit è davvero promettente: al “Palace” il zelante e orgoglioso direttore Hansueli istruisce la folta truppa di camerieri, facchini, cuochi e receptionist. Ma dai primi arrivi si capisce subito che non sarà così. Una folla di clienti ricchi sfondati, “inconsapevoli della propria inconsistenza umana e sociale” (Polanski dixit), non vuole perdersi l’evento esclusivo, disposti a pagare anche 12mila dollari per una bottiglia di champagne Bollinger del 1938.
Una clientela di “mostri”, avrete capito: donne dal volto felino a causa dei continui ritocchi estetici; mafiosi russi con valigie di denaro da riciclare e fanciulle poppute al seguito; un ex pornodivo italiano, in arte “Bongo”, al quale non si drizza più l’attrezzo; un faccendiere americano con parrucchino giallo e il viso deforme in combutta con un contabile mammone; un vecchio miliardario texano sposato con una bionda “curvy” assai interessata all’eredità; una sessantenne francese con cagnolino cacone in cerca di avventure con giovanotti, possibilmente “l’idraulico polacco” che costa meno; un famoso chirurgo plastico costretto a improvvisarsi medico di Pronto soccorso…
Mentre la televisione rimanda le immagini dell’avvinazzato Eltsin che si dimette da presidente della Russia per far posto a Putin, nell’albergo succede di tutto, in una successione di situazioni imbarazzanti, anche sul piano sessuale. Non resta che sperare nei fuochi d’artificio e nell’alba del 1° gennaio 2000.
Se l’intento di satira sociale è chiaro, anche in una prospettiva di gusto tra surreale e macabro, molte situazioni comiche risultano consumate, già viste. Naturalmente Polanski è Polanski, la sua unghiata talvolta smembra per bene le carni dell’ipocrisia borghese, ma l’insieme a me pare fragile, poco convinto, procede per accumulo, tra citazioni non so quanto consapevoli di film come “Monty Python – Il senso della vita”, “A spasso col morto” e forse “Triangle of Sadness”.
Sul tema era ben più profondo e divertente “C’est la vie – Prendila come viene” della coppia francese Nakashe-Toledano, con lo scomparso organizzatore di matrimoni Jean-Pierre Macri al posto dell’attuale direttore d’albergo Oliver Masucci. Non si discute il cast di lusso, con attori capaci di prendersi in allegramente in giro: da Mickey Rourke a John Cleese, da Joaquim De Almeida a Luca Barbareschi che coproduce, da Fanny Ardant a Bronwyn James (appare anche Sydne Rome che fu bellissima in “Che?” e ora esibisce un mascherone impressionante).
Difficile prendere sul serio “The Palace”, anche per questo, penso, il direttore Alberto Barbera non lo volle in concorso alla Mostra. In sala, può darsi, sortirà un altro effetto e piacerà.
Michele Anselmi