“Una casacca a righe, un paio di pantaloni a righe, due zoccoli di legno per te”. Per un bambino, quasi muto, che, invece di parlare, abbaia emettendo meccanicamente un “Arf, Arf”: parole onomatopeiche che riproducono proprio il verso del cane. In questo caso, di Bianca, una cagna che l’ha allevato dopo il bombardamento della città dove era nato.

Al cinema, nell’ambito delle celebrazioni della Giornata della Memoria, c’è anche “Arf”, un film di animazione, frutto di un lavoro a due mani: di Simona Cornacchia e Anna Russo. E due sono anche i tempi narrativi in cui si divide il racconto. Nel primo, le registe mostrano i simulacri della guerra: i bombardamenti a tappeto, i carri armati, una città rasa al suolo dove circolano solo cani. Nel secondo, un campo di concentramento dove è deportato un bambino scarmigliato allevato da un cane in una città distrutta dalla guerra.

Due sono pure i ritmi narrativi: da uno lento e delicato che mostra gli orrori della guerra, suggellati da una pianta che a poco a poco si spoglia delle foglie, a quello più dinamico ed irriverente culminato da un ritratto comico di Hitler. Qui il dittatore è mostrato come un nano beffeggiato e ridicolizzato persino da un bambino più alto di lui.

“Arf” è un dramedy prodotto da Genoma Film: “la particolarità del progetto, animato in 2D con elementi in 3D, sta nell’idea di parlare di temi come l’amore tra bambini e animali, l’istinto materno, l’affettività ma anche la separazione, la diversità, la reclusione e soprattutto la sofferenza dei bambini durante la guerra. Tutto però visto e raccontato da un’angolazione assolutamente inconsueta: gli occhi di un cane” così ha dichiarato il produttore Paolo Rossi Pisu.

“Se verrà la guerra, Marcondirodirondello” cantava Fabrizio De Andrè in “Girotondo”, in questa pellicola Simone Cristicchi canta “Pace, pace per il mondo”, brano che accompagna i titoli di coda.

Alessandra Alfonsi