L’angolo di Michele Anselmi

Rivedendo alcune sequenze di “Amore mio aiutami” di e con Alberto Sordi, che risale al 1969, quindi a oltre mezzo secolo fa, 54 anni per l’esattezza, mi sono chiesto se oggi qualcuno girerebbe mai una scena come quella, la più famosa, delle bastonate sulle dune di Sabaudia. Forse ricorderete: Giovanni Machiavelli, appunto Sordi, gettata la maschera del marito moderno, aperto e comprensivo, sfoga la sua frustrazione e la sua gelosia picchiando di brutto Raffaella, cioè Monica Vitti, infine portandola in ospedale con costole rotte e lividi dappertutto. Tutto molto finto, come si faceva allora sui set, coi rumori aggiunti in post-produzione, e tuttavia fu necessaria una controfigura, una “cascatrice”, che altri non era che la futura cantante Fiorella Mannoia, all’epoca appena sedicenne.

Dopo la “cura” inflitta dal marito Raffaella, che s’era invaghita di uno scienziato all’inizio riluttante e disinteressato alla storiella, diventa docile e servizievole, quasi una moglie da “harem”; ma poi, complice una crociera, tutto cambia di nuovo, con esiti malinconici per il marito ormai rassegnato a perdere la donna.

Pare che Rodolfo Sonego, lo sceneggiatore, ribattezzato da Tatti Sanguineti “il cervello di Alberto Sordi”, avesse scritto quel copione anni prima per un film destinato a Marcello Mastroianni e Virna Lisi; la cosa non andò in porto e Sonego, distaccandosi dal collega Sergio Amidei, riscrisse un po’ la sceneggiatura con Tullio Pinelli. Per Sonego, leggo, quella commedia non era banalmente la storia di un “triangolo” o il racconto di una furente gelosia, quanto il resoconto di un rapporto di coppia nel quale l’uomo è costretto a tramutarsi via via da marito in padre per via delle richieste d’aiuto della moglie-bambina.

Oggi “Amore mio aiutami” mostra l’età, eccome se la mostra. I difetti di Sordi-regista ci sono tutti, anche se all’epoca il film fu accolto con un certo interesse dalla critica (ricordo una recensione assai positiva di Giovanni Grazzini). Nessuno, direi, si scandalizzò più di tanto per quella scarica di pugni e calci sulle dune, forse perché fu presa per una “giusta punizione” coniugale o per una “comprensibile reazione” maschile. Chissà. Oggi sarebbe semplicemente impensabile – e aggiungo, a scanso di equivoci: giustamente – replicare una scena così al cinema, intendo in un clima da commedia sentimentale, magari sorridendoci un po’ sopra sopra. Non è questione di “politicamente corretto” o forse in parte sì: però io ho rivisto quella sequenza con notevole e crescente disagio personale. Se vi va, date uno sguardo qui sotto al link. Fatemi sapere. Le botte partono al minuto 4.25.

Michele Anselmi