Tra le varie opere presentata alla Festa del Cinema di Roma 2023, spicca ‘’Kripton’’ di Francesco Munzi, un documentario di 107 minuti che narra la quotidianità di alcuni ragazzi affetti da malattie psichiche, all’interno di due comunità terapeutiche. Il lungometraggio prende le mosse dai cento giorni trascorsi in due strutture terapeutiche poste alla periferia di Roma dal regista e dalla troupe.
Con gentilezza, la macchina da presa esplora l’universo delle relazioni dei ragazzi: dalla famiglia ai professionisti fino ai residenti stessi delle comunità: il mondo dentro, contrapposto a quello fuori, di Emerson, Marco Aurelio, Georgiana, Dimitri, Silvia e Okana. Sapiente, in questo caso, l’utilizzo degli archivi, che fungono da espediente per dipingere e rappresentare l’universo mentale dei protagonisti.
Senza giudicare, la macchina da presa esplora la quotidianità di Dimitri, ragazzo di 24 che sembra provare un sentimento di intorpidimento che si riflette anche nel modo in cui parla, un umore depresso e una perdita di interesse generale. Dimitri sembra provare un senso di colpa da odio di sé innescato dalla madre, intrinsecamente rassegnata all’idea che il figlio non sarà mai ciò che avrebbe voluto. Avvicinandosi lentamente, la macchina da presa esplora l’oscurità che avvolge Giorgiana, il rifugiarsi in mondi altri di Marco Aurelio – proveniente dal pianeta Kripton –, i problemi con il cibo di Silvia, la nevrosi e la timidezza di Okana.
Nelle sale il 18 gennaio 2024, “Kripton” è uno sguardo che non ricorre al vittimismo o al patetismo, ma piuttosto indica un percorso verso la vicinanza e la prossimità, aspetti che spesso vengono negati a questi ragazzi. Parliamo degli invisibili, un numero crescente come evidenziato nei dati riportati nelle scene finali; i numeri suscitano preoccupazione, rivelando un aumento esponenziale di ricoveri e dell’uso di psicofarmaci, specialmente tra i giovani, soprattutto dopo la pandemia. Al contempo, si nota un calo inversamente proporzionale nei finanziamenti alla sanità pubblica, con risorse sempre più limitate per far fronte a una richiesta così crescente di assistenza. Invisibili, che grazie all’occhio discreto di Munzi, hanno avuto la possibilità di portare sul grande schermo la loro voce e i loro mondi.

Giuseppe Annecchino