In tempi complessi come quelli che stiamo vivendo, in cui risuona forte e chiaro il richiamo della Resistenza, “Boy Kills World” è uno di quei film che, estremizzando la storia, riesce a farti riflettere sulle vicende di oggi. Tutto in una cornice esteticamente fumettistica, ma grottesca.
Il film è ambientato in un futuro distopico, dove il protagonista (chiamato semplicemente Boy ed interpretato da un intenso Bill Skarsgård) è un giovane sordo-muto con una vivida immaginazione. Dopo aver perso la sua famiglia, Boy viene salvato da un misterioso sciamano e addestrato a diventare un’arma letale. La sua missione, vendicare la morte della sua famiglia eliminando coloro che gliel’hanno portata via, sarà difficile, ma soprattutto rivelatrice.
Il film resta in piedi sicuramente grazie alla performance di Bill Skarsgård, il quale riesce a comunicare perfettamente ogni tipo di sentimento solo attraverso l’espressività corporea e le emozioni non verbali (infatti non sentiamo mai la sua voce per l’intera durata del film, date le limitazioni del suo personaggio). Trasformato fisicamente, è il suo sguardo che ti cattura, ancora di più di quando interpretava il pagliaccio in “IT”.
Da menzionare la presenza di altri ottimi attori nel cast, tra i quali spicca Yayan Ruhian per le sue abilità nelle arti marziali, in grado perciò di aggiungere un ulteriore livello di autenticità e dinamismo alle scene d’azione. I combattimenti sono coreografati con una precisione quasi ipnotica, rendendo ogni scontro una danza brutalmente splatter.
Sebbene in alcune scene, soprattutto nel finale, la pellicola riesca a mantenere lo spettatore sul bordo della sedia, la trama risulta troppo semplice e la scrittura debole. Resta, usando una metafora, un figlio che non ha il coraggio di camminare con le proprie gambe. Sono evidenti gli omaggi e le citazioni, eppure strizza troppo l’occhio a “The Raid” (con il quale “Boy Kills World” condivide anche Ruhian), a “John Wick”, alla distopia di “Hunger Games”, al cinema orientale e a quello post Tarantino; Moritz Mohr ci prova ad inserire quell’effetto pulp e assurdo, ma non riesce mai davvero. Il risultato è un miscuglio di tutto e, di conseguenza, un miscuglio di niente.
La vendetta come tematica centrale è un topos ampiamente esplorato nel genere action, e “Boy Kills World” non introduce molte innovazioni narrative in questo senso, se non magari l’idea di renderlo in qualche modo divertente. Per non parlare poi della cattivissima famiglia Van Der Koy, sulla carta estremamente interessante nelle sue contorte dinamiche interne, ma de facto non c’è mai spazio per la crescita di nessuno dei suoi membri. Il potenziale quindi rimane, ma il film resta qualcosa di già visto e anzi di superato. Potremmo spingerci oltre e definirlo (riutilizzando la precedente metafora) “un figlio intelligente, ma che proprio non si applica”.

Camilla Golia