L’ultima opera prodotta da Gaetano Di Vaio, scomparso lo scorso 22 maggio, è un affresco pasoliniano ambientato nella periferia napoletana. “Ciao Bambino” è stata la Miglior Opera Prima alla Festa di Roma, ex aequo con “Bound in Heaven” di Huo Xin. In un bianco e nero opaco, il regista Edgardo Pistone narra la storia “sbagliata” tra Attilio e Anastasia, tra un diciassettenne dapprima magnaccia della donna, e una prostituta dell’Europa dell’Est.
I ragazzi di vita son così diventati nonni e i loro nipoti adesso abitano in una Napoli garroniana: non più in baracche, ma in case popolari sempre fatiscenti. Si ritrovano in bar come facevano i loro nonni al Mandrione e parlano di vita, di donne e di futuro. Certo quel mondo idilliaco e puro delle borgate, adesso per i nipoti è, alla maniera garroniana, costellato di armi, di malavita e di droga.
La sorte però è sempre la stessa di quel Vittorio, meglio noto come Accattone o, di quel Pasolini amante delle borgate che l’aveva santificata nelle sue opere letterarie e cinematografiche. Proprio la sequenza finale con il crudele assassinio del protagonista sembra riproporre la scena dell’omicidio all’Idroscalo di Ostia. In un campo lungo lo spettatore vede un corpo riverso a terra ed un’auto che riparte velocemente.
Nella parte finale il regista poi regala una vera e propria perla stilistica: un controcampo delle scene iniziali. Se quindi all’inizio del film si vedono cinque ragazzi incuriositi da una coppia sulla spiaggia, nel finale l’inquadratura cambia e la situazione meravigliosamente si ribalta: adesso la coppia ha alle spalle cinque ragazzi.
Alessandra Alfonsi