L’angolo di Michele Anselmi
Leonardo Sciascia considerava «irredimibile» la Sicilia, specie quella mafiosa degli anni Settanta. Infatti “Francesca e Giovanni – Una storia d’amore e di mafia” parte proprio dal 1979, con un omicidio apparentemente minore: un quindicenne ha ucciso in barca il padre pescatore con dieci coltellate. Perché l’ha fatto? Che cosa si nasconde dietro quel crimine?
Portando sullo schermo il romanzo “Francesca. Una storia d’amore in tempo di guerra” di Felice Cavallaro (Solferino, 2022), Simona Izzo e Ricky Tognazzi costruiscono un film-ritratto che ambisce a raccontare lo speciale legame tra Francesca Morvillo e Giovanni Falcone da un punto di vista poco frequentato: quello di lei, la magistrata che morì a 46 anni sulla strada di Capaci, insieme al marito, il 23 maggio del 1992.
Distribuito da Adler Entertainment, il film esce giovedì 15 maggio nelle sale e non saprei dire se esista oggi in Italia un pubblico per “Francesca e Giovanni”; magari avrebbe avuto più senso spedirlo subito su una piattaforma digitale, anche se gli autori non saranno d’accordo. Vero è che, sin dai tempi di “La scorta” e del film tv “I giudici”, Tognazzi ha mostrato una viva sensibilità nei confronti delle storie siciliane di mafia, trovando nella moglie una fedele complice alle voci sceneggiatura e regia.
Il film, che si srotola tra il 1979 e il 1992, intreccia dimensione privata e ricostruzione storica, certo puntando su quel senso di progressiva minaccia al quale Morvillo e Falcone provano comunque a reagire, sentendosi accerchiati e tuttavia decisi a non farsi schiantare dalla paura. «Noi magistrati siamo morti che camminano» sentiamo infatti dire con quieta rassegnazione, e intanto il film ci ricorda la via crucis di poliziotti come Boris Giuliano e Ninni Cassarà, di giudici come Rocco Chinnici e di Cesare Terranova, di politici come Pio La Torre e Piersanti Mattarella.
E poi: arie musicali di Purcell, tutti che fumano, “Il giorno della civetta” di Sciascia, la giornalista francese Marcelle Padovani che intervista Falcone, lo sventato attentato nella villa dell’Addaura durante una vacanza estiva, la vita sotto scorta, le vicende della Superprocura e del Maxi-processo…
Naturalmente c’è anche l’amore, raccontato con tenerezza, sin da quel primo incontro a Trapani: lui tornato single dopo il divorzio, lei capace di lasciare il marito giurista, fino al matrimonio del 1986.
Ester Pantano e Primo Reggiani incarnano con apprezzabile sensibilità Francesca e Giovanni, dentro una cornice onesta, di stile un po’ televisivo, che punta sul “fattore umano” (nel cast anche Anna Ferruzzo, Giovanni Arezzo e Alessandra Carrillo). L’idea è di evitare certi cliché tipici del genere e restituire alla figura della magistrata uccisa quanto oscurato negli anni: ad esempio il suo impegno nel carcere minorile “Malaspina” per migliorare le condizioni di vita dei giovani detenuti.
Michele Anselmi