L’angolo di Michele Anselmi
Una notizia che molto mi intristisce e di colpo rabbuia la giornata. Scopro solo ora che stamattina è morto a Roma, a 73 anni, l’artista fiorentino David Riondino, fiaccato da una lunga malattia. Era un uomo che mi stava davvero simpatico. Così colto e arguto, poliedrico e spiritoso, cantautore estroso e attore non convenzionale, anche regista di cinema a suo modo ardimentoso.
Ci fu un periodo in cui Riondino fu un personaggio televisivo di notevole successo, in bilico tra cabaret e satira, grazie anche a quella sua voce nitida, intonatissima, piacevole da ascoltare, pilotata con grazia, sempre sottilmente sfottitoria e affabulatoria.
Ho ancora alcuni dei suoi dischi, in vinile, ma soprattutto ricordo l’esperienza vissuta all’epoca di un film sfortunato da lui diretto nel 1996, si chiamava “Cuba libre – Velocipedi ai Tropici”. Quasi un omaggio a “Ladri di biciclette” ma in salsa cubana, per sorridere un po’ dell’innamoramento ideologico professato da tanti italiani nei confronti di Fidel e Che Guevara (c’era una spassosa Sabina Guzzanti). Gli piaceva il suono del mio dobro squareneck, sicché mi chiede di andare in sala d’incisione per registrare qualcosa da mettere nella colonna sonora, eventualmente. Non pensavo di esserne capace, ma andai lo stesso all’appuntamento.Suonai in un pezzo o due, ma poi gli dissi se poteva interessargli una mia versione country-blues dell’Internazionale, sì l’inno comunista. Gli piacque l’idea, così eseguii al volo, da solo, quella mia strana versione così poco solenne, pensando che restasse lì. Invece – fu una sorpresa – finì nel film, addirittura prima dei titoli di testa, su schermo nero, come un prologo ironico ma non irrispettoso. Lo ringrazio ancora: per la fiducia accordatami allora e per le risate che negli anni mi ha fatto fare.
Michele Anselmi