La terza stagione di “Avvocato di difesa” (The Lincoln Lawyer), disponibile su Netflix dal 17 ottobre 2024, conferma il successo di una delle serie più seguite degli ultimi anni, mantenendo alta la tensione e l’interesse del pubblico grazie a una trama solida e ben strutturata. Manuel Garcia-Rulfo ritorna nei panni dell’avvocato Mickey Haller, affrontando una delle sfide più personali della sua carriera: l’omicidio della sua ex cliente, Gloria “Glory Days” Dayton. La nuova stagione si distingue per il suo approccio più intimo, ponendo al centro del racconto non solo il classico intreccio legale, ma anche i sensi di colpa e i demoni interiori di Haller. La morte di Gloria, una persona che Mickey credeva al sicuro, lo colpisce duramente, mettendo in discussione le sue capacità professionali e il suo ruolo di protettore dei più deboli. Le domande che affiorano riguardo alla sua responsabilità nella morte di Gloria rendono questa stagione particolarmente intensa dal punto di vista emotivo, spingendo il protagonista in un costante dialogo interiore con i fantasmi del passato. Questa evoluzione narrativa è arricchita da un cast che sa mantenere viva l’attenzione, a partire da Garcia-Rulfo, che si conferma una presenza carismatica e complessa. Al suo fianco, Becki Newton (Lorna Crane), Jazz Raycole (Izzy Letts) e Angus Sampson (Cisco Wojciechowski) offrono interpretazioni convincenti, supportando Mickey in questa intricata ricerca della verità.
Un altro aspetto che caratterizza la terza stagione è la presenza di una forte coesione narrativa: contrariamente alle prime due stagioni, qui non sono presenti sottotrame superflue o casi secondari che diluiscono l’attenzione. L’intera storia ruota attorno all’omicidio di Gloria e all’indagine per scoprire il vero colpevole, regalando un ritmo serrato e privo di riempitivi. Questo permette alla serie di mantenere alta la tensione e di dare maggiore spazio allo sviluppo della storia principale, che si svolge con una struttura lineare e ben calibrata. Tuttavia, si presenta uno sbilanciamento nell’epilogo: dopo nove puntate di crescente tensione, la risoluzione del caso appare forse troppo rapida e prevedibile, quasi come se la serie potesse concludersi in meno episodi. Nonostante questa piccola imperfezione, “Avvocato di difesa” continua a sfruttare abilmente i meccanismi narrativi tipici dei legal drama, offrendo allo spettatore una riflessione più ampia sul confine tra idealismo e pragmatismo nella difesa di un cliente, e sulla moralità di chi si muove in un mondo dove la giustizia è spesso una questione di interpretazione. “Avvocato di difesa” è riuscito nuovamente a dimostrare perché sia uno dei titoli più apprezzati di Netflix.
Lisa Napoleone