La Festa di Michele Anselmi per Cinemonitor | 10

“La mia è una fiaba politica, una storia inventata che racconta qualcosa di reale” avverte Luca Barbareschi, 68 anni, alla sua quarta regia cinematografica (stavolta non recita). Trattasi di “Paradiso in vendita”, una commedia girata subito dopo il drammatico “The Penitent”, come a prendersi una vacanza solare e sorridente, disimpegnata ma non troppo. Il film, prodotto da Èliseo Entertainment e Rai Cinema, è passato in concorso alla Festa di Roma, non si sa ancora quando uscirà nelle sale, col marchio 01 Distribution.
Barbareschi possiede una casa a Filicudi, una delle perle delle Eolie, e proprio lì ha girato il film, ribattezzando l’isoletta Fenicusa. Lo spunto è noto. Nel 2015 il governo greco decise di mettere in vendita alcune isole dell’Egeo per far fronte ai propri debiti, poi non se ne fece nulla, per fortuna. Il regista immagina che qualcosa del genere faccia il governo italiano, chissà se ha pensato al governo Meloni, per sistemare alcuni vuoti di bilancio. L’acquirente è il governo francese, che spedisce sull’isola il cinico e spregiudicato François, un “civil servant” esperto in negoziazioni al quale promettono un ruolo prestigioso da ministro se riuscirà nell’intento di acquisire tutte le proprietà dei nativi per permettere un massivo sfruttamento turistico ai connazionali.
Il francese ha spirito pratico, vuole chiudere la pratica in poche settimane, ma ovviamente non sarà così. Gli isolani bruschi poco si fidano dello straniero che si presenta con casse di foie gras, burro, ostriche, escargot, formaggi e champagne, mostrandosi amabile e rispettoso, ma è tutta apparenza. François vuole piantare il tricolore francese sull’isola e tornarsene a Parigi, ma non ha fatto i conti con la bella sindaca vedova Marianna e tutto il resto: il sole e il mare, le cime tempestose e le grotte nascoste, i capperi e la pomice, la franchezza rude dei residenti e il progressivo senso di colpa. Scommettiamo che il conquistatore post-napoleonico sarà alla fine conquistato da lei, l’isola, in modo morbido e selvaggio?
Un po’ alla maniera di “Benvenuti al Sud” e di altri film del genere, “Paradiso in vendita” gioca con lo scontro di usi, costumi e tradizioni, lingue incluse, benché François parli correntemente l’italiano. Non si può dire che il copione scritto da Damiano Bruè e Lisa Riccardi sia a prova di bomba, anzi; va bene sfruttare gli stereotipi antropologici, ma la commedia naviga a vista, a tratti inconsistente, prima di trovare una sua chiave, tra sentimentale e politica, scivolando verso l’epilogo.
Qualcosa del genere succedeva anche in una commedia canadese del 2013, “The Grand Seduction”, con Brendan Gleeson e Taylor Kitsch, benché lì fossero gli abitanti di Tickle Head a dover convincere lo straniero a investire bei soldi sull’isoletta deperita e abbandonata.
Se il 61enne Bruno Todeschini, che fu attore caro a Téchiné, Doillon e Desplechin, s’intona al clima generale, incarnando il francese borioso e pomposo, detto “Richelieu”, insensibile sulle prime al fattore umano, Donatella Finocchiaro, burrosa e sempre di rosso vestita, è la sindaca-maestra che si mette alla testa della rivolta e custodisce l’anima antica dell’isola e un cuore caliente.
Barbareschi adotta musiche allegrotte e canzoni da ballata popolare, senza negarsi le note di “Non, je ne regrette rien”, per scandire l’apologhetto morale destinato a finire sulle pagine di un finto romanzo Adelphi intitolato “Alla scoperta di Fenicusa”. Fa piacere ritrovare, tra gli interpreti, un canuto e barbuto Luc Merenda: venerabile quanto basta. È lui, nell’incipit, a scandire in italiano con accento francese: “Questa non è una storia d’amore. Non è la storia di due pesciolini innamorati persi nel mare, ma è la storia di uno squalo che aveva perso l’anima”.

Michele Anselmi