L’angolo di Michele Anselmi
Lo so, non ci farà caso nessuno o quasi, ma mi spiegate perché prendere “Fortunate Son” dei Creedence Clearwater Revival, una canzone di fine anni Sessanta che parla della guerra nel Vietnam e dei favori fatti ai figli di senatori e potenti affinché non morissero laggiù, per aprire la prima puntata della nuova serie di “Call My Agent”? Francamente non capisco, e non capisco nemmeno perché utilizzare il fosco murder-blues “Hey Joe”, ma non nella versione originale di Jimi Hendrix che costa troppo, per inaugurare la seconda? Sento già che mi daranno del fissato, eppure la piccola questione spiega parecchio attorno all’uso che i cineasti italiani fanno delle canzoni americane o inglesi: a puro scopo decorativo, vagamente suggestivo, senza mai alcun riferimento con le storie raccontate.
I primi due dei sei episodi sono già disponibili su Sky, anche se il debutto ufficiale avverrà venerdì 22 marzo. Coproducono Carlo Degli Esposti e Nicola Serra, alla regia c’è Luca Ribuoli su sceneggiature di Lisa Nur Sultan. Rispetto alla prima stagione ci si è voluti allontanare dal modello francese, da noi intitolato “Chiami il mio agente!”, per puntare maggiormente, nelle dinamiche psicologiche e nelle strizzatine d’occhio, al cinema nazionale. Scelta forse comprensibile, anche meno vincolante, se non fosse che le storie parigine custodivano un elegante mix di farsa e di tragedia, dentro un’assoluta credibilità; mentre le storie romane sanno un po’ di soap-opera, anche nelle riprese e negli sfondi, con qualche accensione naturalmente degna di nota, intendo spassosa.
Non voglio anticipare le vicende per non rovinare le sorprese, che ci sono: dico solo, come già apparso in alcune anticipazioni stampa, che nell’episodio d’esordio Valeria Golino e Valeria Bruni Tedeschi, amiche per la pelle anche nella vita, si ritrovano nella declinante agenzia Cma per firmare un contratto al buio con un regista di culto il quale ha ordinato di non consegnare loro la sceneggiatura di un film da girare sull’isola di Tavolara; mentre nel secondo la stabilità stessa dell’agenzia, dopo una devastante caduta di credibilità dovuto al tonfo di “Bastianazzo”, il film degli esordienti cugni Pigna ispirato ai “Malavoglia”, è messa a dura prova dall’arrivo del nuovo proprietario.
Per rendere tutto più “vero” gli autori citano il critico Paolo Mereghetti, i fratelli D’Innocenzo, le “lucherinate” del press-agent Enrico Lucherini, MyMovies, il “Corriere della Sera”, il casting director Francesco Vedovati viene promosso regista di culto con lo stesso nome e cognome, Gianmarco Tognazzi sprofonda in una dieta strabiliante che ricorda quella praticata dal povero Pietro Taricone per “Pericle il nero” poi all’epoca saltato, Corrado Guzzanti fa le bizze su un set infinito, soprattutto Gabriele Muccino si produce in un autoritratto di furente e psicotica efficacia, mettendosi amabilmente alla berlina (il più bravo di tutti, a suo modo, anche nel parossismo).
“Tu dimmi se c’è una forma di cinema più alta di una famiglia che se sbrana?” scandisce, senza balbettare, il regista di “L’ultimo bacio”: la battuta dovrebbe disegnare la caotica atmosfera, tra invidie, affetti e sgambetti, che si respira in quel covo di matti che lavora dietro le quinte del cinema nazionale. A mio parere, forse per aumentare l’effetto buffo, sono tutti sovraeccitati i personaggi dell’agenzia, di nuovo incarnati da Michele Di Mauro, Sara Drago, Maurizio Lastrico, Sara Lazzaro, Francesco Russo, Paola Buratto, Kaze e Marzia Ubaldi, purtroppo recentemente scomparsa, più Emanuela Fanelli nei panni di un’attricetta gasata. Quanto alle “guest star” delle prossime puntate, ci saranno Claudio Santamaria, Serena Rossi e Davide Devenuto (?), Elodie e Sabrina Impacciatore.
Sono sicuro che sarà un successo, pensato s’intende non solo per la gente di cinema, più lesta a riconoscere allusioni e riferimenti. Continuo a pensare, però, che sarebbe stato meglio seguire, con gli ovvi ritocchi dovuti al cambio di ambientazione, la partitura originale francese, senza allontanarsene troppo.
Michele Anselmi