La Mostra di Michele Anselmi | 11

C’è solo un motivo per prendere alla Mostra di Venezia, sia pure fuori concorso, una scemenza come “Wolfs – Lupi solitari”: l’arrivo sul red carpet di George Clooney e Brad Pitt, le due star amiche che si divertono spesso a recitare insieme, sin dai tempi di “Ocean’s Eleven”. Prodotto da Apple Tv+, molto presente quest’anno al Lido, il film è una commedia d’azione con qualche pretesa d’autore scritta e diretta da Jon Watts, reduce da tre film su Spider-Man. Magari non ne poteva più dell’uomo ragno, ma ci vuole un bel coraggio a citare David Mamet, “Tutto in una notte” di John Landis, Buster Keaton (?) e “Frank Costello faccia d’angelo” di Melville tra gli ispiratori.

Il titolo stesso è un omaggio: ricorderete il Mr. Wolf incarnato da Harvey Keitel in “Pulp Fiction”, quello che risolveva tutti i problemi (cadaveri da far sparire, scene del crimine da ripulire); qui i “fixer” sono due, appunto Nick e Jack, ossia il 63enne Clooney e il 60nne Pitt. Già dopo cinque minuti capisci dove si va a parare. Una stimata procuratrice si ritrova stecchito nel letto, in una suite da 1.000 dollari a notte, un giovane gigolò rimorchiato poco prima. In realtà il ventenne non era “un prostituto” e soprattutto non è morto, ma solo svenuto dopo una forte botta in testa. Intanto, per fare pulizia, sono arrivati i due “wolfs”, ciascuno all’insaputa dell’altro, che infatti litigano per avere l’esclusiva. Invece dovranno spartirsi l’affare, che si complica con il ritrovamento, nella medesima stanza, di uno zaino con quattro panetti di droga purissima. Chi l’ha portata lì?

In una New York sotto la neve, con la Bmw a fare da main sponsor, Clooney e Pitt rivaleggiano giocando sull’età (entrambi i personaggi hanno bisogno degli occhiali per leggere) e si prendono un po’ in giro rispetto al culto che li riguarda. La trama noir è poco più di un pretesto per narrare, tra scene buffe, inseguimenti, sparatorie e un pensiero al “Rat Pack” di Sinatra e amici, la stancante nottata dei due “fixer” e del maldestro giovanotto rinvenuto miracolosamente.

I due divi si producono in faccette, strizzatine d’occhio, balletti e ironie, ma si vede che ci credono poco, benché abbiano coprodotto. Meglio stendere un velo di silenzio sul finale, ripreso pari pari, altro omaggio, da “Butch Cassidy”. Però “Smooth Operator” di Sade è sempre una bella canzone.

Michele Anselmi